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Genova, chiave dell’impero spagnolo nel Mediterraneo (XVI-XVII sec.) di Emiliano Beri

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Introduzione
Oggi parliamo di geopolitica e strategia marittima nei secoli XVI e XVII. Partiamo dal titolo. Cosa vuol dire Genova chiave dell’Impero marittimo spagnolo nel Mediterraneo? Per spiegare il titolo dobbiamo prendere le mosse dalla situazione dell’Italia e del Mediterraneo del Cinquecento. In Italia la Spagna è in guerra con la Francia. Nel Mediterraneo, a partire dal 1520 ca., la Spagna è in guerra con l’Impero ottomano per il controllo della costa del Nord Africa. Nel 1528 Andrea Doria, ammiraglio e armatore di galee, passa dal servizio francese a quello spagnolo. Il contratto che lo lega a Carlo V (Re di Spagna e Imperatore del Sacro Romano Impero) prevede una clausola di garanzia sull’indipendenza dello stato genovese. Uno stato genovese che Andrea Doria, di concerto con la maggioranza del patriziato di Genova, vuole riformare sotto il profilo istituzionale, trasformandolo da comune medievale in repubblica aristocratica per dargli stabilità, quella stabilità che ha sempre fatto difetto allo stato genovese nel medioevo

Genova e la Spagna : un legame a doppio filo
Da questo momento in poi Genova stabilisce uno stretto legame con la Spagna, un legame che durerà quasi due secoli (terminerà solo con la fine del Seicento) e che è sempre stato considerato in storiografia a doppio filo, ossia fondato principalmente su due elementi:

  • I servizi armatoriali, ossia l’affitto, da parte degli armatori genovesi di galee al sovrano spagnolo. I patrizi genovesi avevano maturato nei secoli un sapere specialistico qual era quello militare sul mare, un sapere raro e prezioso nelle condizioni geopolitiche dell’epoca. Un sapere che era tale tanto nella pratica marittima concreta (navigazione e guerra sul mare) quanto nella nella costruzione e nell’amministrazione e nella gestione di unità navali da guerra. Dal 1528, dopo l’accordo tra Andrea Doria e Carlo V i patrizi genovesi iniziano a mettere questo sapere al servizio di quella che sta diventando la grande potenza dell’epoca. Una potenza che è proiettata nel Mediterraneo – non solo per sé stessa (la sua meridionale è mediterranea e le isole Baleari sono mediterranee) ma in forza anche del possesso dei regni di Napoli, Sicilia e Sardegna – e quindi ha bisogno di risorse navali e di sapere navale;
  • I servizi finanziari. Il ceto mercantile genovese nel corso del medioevo aveva accumulato capitali che definire ingenti sarebbe poco. Ora li mettono a disposizione della Spagna; una Spagna che, come tutte le potenze imperiali, ha fame di denaro per finanziare la propria macchina bellica, la propria politica di potenza. I patrizi genovesi diventano quindi i grandi banchieri della Spagna. Arrivano a controllare in toto la finanza pubblica spagnola, accumulando ricchezze ancor più ingenti di quanto non fossero prima, astronomiche. Offrono prestiti e altri servizi finanziari ai sovrani spagnoli (il trasferimento di denaro, ad esempio, che a quei tempi non era operazione semplice come oggi). Gli interessi dei prestiti vengono pagati dalla Corona spagnola in argento; argento che viene estratto nei vicereami del Messico e del Perù, arriva a Cadice e Siviglia, e da qui viene trasportato a Genova. A Genova i banchieri lo reinvestono in una pluralità di attività economiche, dal commercio con le Americhe (attraverso Siviglia) a quello con la Cina (attraverso Goa). Nel Seicento iniziano a vendere argento alla tradizionale nemica della Spagna, l’Inghilterra, che ne ha bisogno per il commercio con l’Oriente.Logo_eitc_emblemNel dicembre del 1600 nasce la Compagnia inglese delle Indie Orientali, e ha fame di argento, perché sui mercati orientali è l’argento la merce necessaria per avere spezie e manufatti. I cinesi e indiani non hanno interesse per le merci europee, vogliono solo argento. Gli inglesi si rivolgono quindi ha chi possiede grandi quantità di argento, ossia ai genovesi. Questi riescono a rifornire la zecca di Londra attraverso un abile stratagemma. Le casse col sigillo dell’Inquisizione spagnola sono immuni, non vengono sottoposte per privilegio regio ai controlli doganali. Un Inquisitore generale è un genovese, uno Spinola, membro quindi di una della principali famiglie di banchieri. Ecco così che l’argento arriva spagnolo in mano ai genovesi arriva a Londra nelle casse dell’Inquisizione

Geopolitica e strategia: la rotta del Mediterraneo occidentale
carta XVI secoloIl legame Genova-Spagna quindi è stato sempre studiato ed analizzato dagli storici come incardinato su questi due fattori: servizio armatoriale e servizio finanziario. Già ce ne sarebbe abbastanza per affermare che Genova è stata la chiave dell’impero spagnolo, e non solo nel Mediterraneo, considerando che gli operatori commerciali genovesi erano sparsi in tutto l’impero, dal Sud America fino alle Filippine. Ma c’è di più. Nel 2013 è uscito un interessante lavoro di Arturo Pacini (“Desde Rosas a Gaeta. La costruzione della rotta spagnola del Mediterraneo occidentale nel secolo XVI” Angeli, Milano 2013) che pone l’accento su un terzo elemento, strategico e geografico (geo strategico, per usare un termine attuale). Per comprendere questo terzo elemento dobbiamo guardare a cos’è stato l’impero spagnolo nel Mediterraneo dal punto di vista geografico: un impero unito e diviso dal mare. Spagna, Baleari, Sardegna, Italia meridionale, Sicilia, Milano: non esisteva comunità territoriale tra i domini della Corona nel Mediterraneo. Il problema di un impero unito e diviso dal mare è, come si può intuire facilmente, in primo luogo uno. Le comunicazioni tra le sue componenti deve avvenire essenzialmente via mare: gli ordini, le informazioni, i soldati, i soldi per pagarli si muovono per forza su nave. Il controllo del mare e delle rotte è quindi essenziale per l’esistenza stessa dell’impero. Senza comunicazione e senza linee di comunicazione non ci può essere governo, non ci può essere amministrazione, non ci può essere difesa: e un questo caso la comunicazione è esclusivamente marittima

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Il galeone nacque nel corso del XVI secolo come evoluzione della galea allo scopo di unire maneggevolezza e robustezza necessarie alle  navigazioni oltre oceano e di utilizzare una unità più grande della caracca ma più agile e veloce con un carico di armi maggiore. 

Per la Spagna, fin dal primo Cinquecento, risulta essenziale avere una rotta sicura (o il più sicura possibile) che colleghi la penisola iberica ai domini spagnoli in Italia, che colleghi Barcellona e Napoli (“da Rosas a Gaeta” come scrive Pacini). Non è un caso che il tema della rotta e della sua costruzione sia centrale nella politica di Carlo V e Filippo II e negli scritti di quelli che Pacini definisci i loro “costruttori di strategia” (don Ferrante Gonzaga, il duca d’Alba, il Toledo e i due Doria). Cosa vuoi dire costruire una rotta? Vuol dire individuare e definire dei punti di appoggio intermedi, sicuri e sotto controllo diretto o indiretto: è così ad esempio per Stato dei Presidi, un complesso territoriale creato appositamente dalla Spagna sottraendo al Ducato di Toscana una serie di piazzeforti portuali che garantiscono il controllo del mare nel Tirreno settentrionale (e costituisce al contempo un “coltello puntato alla gola” del Duca di Toscana, ossia una garanzia della sua fedeltà).

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La rotta viene pensata dai “costruttori di strategia” dei sovrani spagnoli come incardinata su Genova. Perché Genova, col suo grande porto, è il punto mediano, il baricentro della rotta. È il primo grande porto che le navi spagnole incontrano dopo aver lasciato le acque amiche della penisola iberica ed aver attraversato le acque di fronte alla costa della nemica Francia. Genova non è quindi solo a metà strada tra Barcellona e Napoli (tra Rosas, ultimo porto catalano, e Gaeta, primo porto del Regno di Napoli), è anche il primo grande porto sicuro dopo il transito attraverso acque ostili. Ma c’è dell’altro ancora: Genova possiede la Corsica, e la Corsica è l’antemurale del mare in cui si sviluppa la parte centrale della rotta, ossia il bastione che protegge il baricentro della rotta. Il modo migliore per controllare uno spazio marittimo stretto e avere il possesso di entrambe le sponde che lo delimitano. La rotta si sviluppa di fronte e in parallelo alle coste del Nord Africa dove si trovano i porti dello flotte barbaresche: è quindi esposta potenzialmente gli attacchi dei corsari di Algeri, Tunisi, Tripoli, Biserta, Bona ecc.

22528784_879292838902070_8642962179219725489_oLa rotta potrebbe essere più breve (se guardiamo la carta nell’immagine lo si intuisce); potrebbe passare tra la Corsica e la Sardegna, usando gli scali della Corsica meridionale e della Sardegna settentrionale come punti di appoggio. Ma due elementi fanno scartare questa opzione. Gli scali sardi a corsi non sono porti paragonabili a Genova per infrastrutture e caratteristiche logistiche. Ma sopratutto: passando più a sud la rotta sarebbe esposta maggiormente agli attacchi delle squadre barbaresche. Perché? Per l’assenza di antemurali che ne garantiscano la protezione. La rotta viene infatti costruita in spazi di mare di cui la Spagna controlla entrambe le spode, direttamente o tramite l’alleata Genova. Il segmento che si sviluppa a partire da Barcellona ha le Baleari come antemurale; superato il golfo del Leone (unico segmento scoperto) ecco che la rotta entra nel mar Ligure, e qui è la Corsica l’antemurale e lo è anche nel tratto successivo, ossia nel mar Ligure orientale e nell’Alto Tirreno, finché non cede si da il cambio con la Sardegna e la Sicilia, i due bastioni posti dalla natura a protezione del Tirreno. Una volta raggiunto il porto di Napoli la rotta di ramifica, collegando, per linee interne potremmo dire, Napoli, Messina, Palermo e Cagliari, ossia sviluppandosi in quel Tirreno che è sostanzialmente un mare spagnolo, delimitato com’è da terre sotto sovranità spagnola

Conclusioni
Ecco spiegato il concetto di Genova chiave dell’impero marittimo spagnolo associato. Non si tratta di un concetto che deriva da un’analisi a posteriori, ossia non sono gli storici a definire così Genova. Sono gli uomini di stato spagnoli e genovesi dell’epoca ad aver elaborato il concetto: sono Carlo V, Filippo II e i costruttori di strategia a definire così Genova, più e più volte. Il termine “chiave” (ma anche “porta” e “scala”, che nel linguaggio politico dell’epoca sono sinonimi di chiave in senso strategico) ricorre nella documentazione prodotta dagli uomini di governo e dai diplomatici spagnoli: Genova chiave dell’impero, Genova “porta” dell’Italia (perché permette il collegamento non solo con Napoli e Palermo ma anche con Milano l’altro dominio spagnolo in Italia): il concetto è sempre lo stesso. Nel 1562, ad esempio, quando Ferdinando I d’Asburgo avanza pretese su Genova, Filippo II di Spagna gli risponde che non può permettere che Genova esca dalla sfera d’influenza spagnola perché “è la porta dell’Italia ed è la porta dei nostri Stati”.

emiliano beriProf. Emiliano Beri
NavLab – Laboratorio di Storia marittima e navale
CEPOC – Centro interuniversitario di studi “Le Polizie e il Controllo del Territorio” 
DAFiSt – Dipartimento di Antichità, Filosofia e Storia Università degli studi di Genova Via Balbi 6 – 16126 Genova – Emiliano.Beri@unige.it

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