If you save the Ocean You save the Planet

NO PLASTIC AT SEA

NO PLASTIC AT SEA

Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti- Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile. Crediamo che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo con la speranza che la classe politica comprenda l'emergenza in cui siamo, speriamo con maggiore coscienza
seguite il LINK per firmare la petizione

Ultimi articoli

  Address: OCEAN4FUTURE

“Marine rubbish: Una sfida da condividere”, prodotto dall’Istituto di Scienze Marine del CNR (ISMAR)

plastche 1C’era una volta un pezzo di plastica, finito per qualche motivo in mare. Per 1000 anni viaggiò, finì su spiagge lontane, più volte mordicchiato da pesci e tartarughe, scaldato dal sole di altri mari, fino a che …”

Comincia così il documentario “MARINE RUBBISH: Una sfida da condividere”, prodotto dall’Istituto di Scienze Marine del CNR (ISMAR), da anni impegnato in progetti che coniugano ricerca, educazione e divulgazione scientifica ed ambientale e,  in questo caso, incentrati sul problema dell’inquinamento dei mari da macro e micro plastiche.

Questo documentario racconta, in maniera accessibile a tutti, le ricerche effettuate all’interno di ISMAR (ma anche di altre Istituzioni o Università) nel Mar Mediterraneo e, in particolare, nella zona compresa fra Toscana, Liguria, Sardegna e Francia denominata “Santuario dei Cetacei”. Questa zona è particolarmente a rischio da inquinamento da plastiche galleggianti, come indicano alcuni studi pubblicati recentemente ISMAR  sulla rivista Scientific Reports di Nature: sono state riscontrate concentrazioni molto alte di microplastiche (oggetti dai 5 mm in giù), invisibili ai nostri occhi ma dannose per la fauna marina, che in questa zona ha un rappresentante d’eccezione: la balena mediterranea. Essa, come tutti gli animali filtratori, è fra quelli maggiormente esposti al rischio di ingestione involontaria di micro plastiche. Queste possono entrare nella catena alimentare, veicolando inoltre contaminanti organici, chiamati POPS (contenuti nei solventi, pesticidi, nelle diossine ecc.).

Lo studio del problema connesso con l’accumulo delle plastiche nell’ambiente marino è multidisciplinare, e lo si può affrontare da vari punti di vista:

  •  biologico, cercando di valutare gli effetti che esse hanno sull’ecosistema e sulla fisiologia di piante ed animali;
  • fisico e chimico, per valutare a cosa porta la degradazione degli oggetti in spiaggia ed in mare, e quali tipi di sostanze nocive essi possono trasportare;
  • oceanografico, studiandone il trasporto da parte delle correnti marine superficiali, per stabilire quali possono essere i punti di maggior accumulo di questi frammenti.

Nel documentario MARINE RUBBISH, ISMAR ha voluto raccontare in breve quale sia la situazione attuale di molti di questi studi, ponendo inoltre lattenzione sulle iniziative di “scienza partecipativa” o “scienza dei cittadini”, che sempre più spesso accompagna, alle esperienze sociali ed educative, anche reali ricadute scientifiche.

Grazie al supporto di volontari e di studenti di scuola superiori, impegnati in attività di monitoraggio e classificazione dei dati raccolti in numerose spiagge dell’areale selezionato (dalle 5 terre alle coste del litorale e dell’arcipelago toscano), è stato possibile realizzare tesi di laurea e raccogliere numerosi dati.

situazioni-vortici-di-plastiche-dell-mediterraneo

Questi sono preoccupanti, in quanto il quadro che sembra emergere da tre anni di lavoro mostra una netta prevalenza di macro plastiche nelle zone “protette” (parchi naturali, aree off-limits per il pubblico) rispetto alle zone urbane o urbanizzate.

[ellets

ogni sacchetto contiene le pellet di plastiche raccolte in un metro quadro, litorale romano

Il motivo risiede, probabilmente, nelle più frequenti azioni di pulizia intraprese là dove la spiaggia è soggetta ad attività turistiche, mentre le risorse sempre più scarse dei parchi e la mancanza di manodopera ostacola, in essi, l’attuazione di programmi di pulizia costanti e continui, lasciando tutto nelle mani di volontari. Nelle zone naturali la percentuale di plastica raggiunge anche l’85 % di tutti gli AMD trovati, mentre nelle zone urbane o urbanizzate abbondano i multi-materiali, per il fatto che nelle seconde l’apporto è più “turistico” locale, mentre nelle prime è veicolato dal mare (correnti, mareggiate ecc.) e quindi arriva quello che galleggia meglio (plastica). L’abbandono per molti mesi al sole degli oggetti di plastica comporta, inoltre, la loro degradazione per azione dei raggi ultravioletti, molto accelerata rispetto a quanto avviene agli stessi oggetti in mare. Degradazione e frammentazione portano ad un aumento di plastiche con dimensioni sempre minori, che mescolandosi con il substrato sabbioso o ghiaioso fanno sì che le zone naturali e protette possano diventare, paradossalmente, serbatoio e fonte di micro plastiche che si riversano in mare. E’ stato avviato, in collaborazione con ENEA, un programma di monitoraggio delle micro plastiche in spiaggia in varie località, sempre del medesimo areale, per valutare se ciò sia vero, e 6 siti sono attualmente sotto controllo stagionale. I primi dati preliminari sembrano confermare quanto emerso con le macro plastiche: l’abbondanza anche di micro plastiche è maggiore nelle zone “naturali”.

Che fare?
Possibili soluzioni sono da cercarsi soprattutto “a monte” del problema:

– minor utilizzo di plastica;

– investimenti per la ricerca nella plastica biodegradabile;

– educazione.

Nel frattempo, i nostri litorali dovrebbero essere costantemente puliti, ed il governo dovrebbe stanziare fondi speciali per i parchi marini e le aree protette da adibire a tale scopo. Inoltre, anche controllare che fine fanno tutti i rifiuti rimossi dalle spiagge turistiche non sarebbe male, in quanto il loro riciclo risulta impossibile.

print
(Visited 106 times, 1 visits today)
Share

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Legenda

Legenda

livello elementare articoli per tutti

livello medio articoli che richiedono conoscenze avanzate

livello difficile articoli specialistici

Translate:

Traduzione

La traduzione dei testi è fornita da Google translator in 37 lingue diverse. Non si assumono responsabilità sulla qualità della stessa

La riproduzione, anche parziale, a fini di lucro e la pubblicazione e qualunque altro utilizzo del presente articolo e delle immagini contenute è sempre soggetta ad autorizzazione da parte dell’autore che può essere contattato tramite

infoocean4future@gmail.com


If You Save the Ocean
You Save Your Future

OCEAN4FUTURE

Salve a tutti. Permettimi di presentare in breve questo sito. OCEAN4FUTURE è un portale, non giornalistico, che pubblica articoli e post di professionisti e accademici che hanno aderito ad un progetto molto ambizioso: condividere la cultura del mare in tutte le sue forme per farne comprendere la sua importanza.

Affrontiamo ogni giorno tematiche diverse che vanno dalla storia alle scienze, dalla letteratura alle arti.
Gli articoli e post pubblicati rappresentano l’opinione dei nostri autori e autrici (non necessariamente quella della nostra redazione), sempre nel pieno rispetto della libertà di opinione di tutti.
La redazione, al momento della ricezione degli stessi, si riserva di NON pubblicare eventuale materiale ritenuto da un punto di vista qualitativo non adeguato e/o non in linea per gli scopi del portale. Grazie di continuare a seguirci e condividere i nostri articoli sulla rete.

Andrea Mucedola
Direttore OCEAN4FUTURE

Chi c'é online

6 visitatori online

Ricerca multipla

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages
Filter by Categories
Archeologia
Associazioni per la cultura del mare
Astronomia e Astrofisica
Biologia
Cartografia e nautica
Chi siamo
Conoscere il mare
Didattica
disclaimer
Ecologia
Emergenze ambientali
Fotografia
Geologia
geopolitica
Gli uomini dei record
I protagonisti del mare
Il mondo della vela
L'immersione scientifica
La pesca
La pirateria
La subacquea ricreativa
Lavoro subacqueo - OTS
Le plastiche
Malacologia
Marina mercantile
marine militari
Marine militari
Materiali
Medicina subacquea
Meteorologia e stato del mare
Normative
Ocean for future
OCEANO
Oceanografia
per conoscerci
Pesca non compatibile
Programmi
Prove
Recensioni
Relitti Subacquei
Reportage
SAVE THE OCEAN BY OCEANDIVER campaign 4th edition
Scienze del mare
Sicurezza marittima
Storia della subacquea
Storia Navale
subacquea
Subacquei militari
Sviluppi della scienza
Sviluppo compatibile
Tecnica
Uncategorized
Uomini di mare
Video

For English readers

 


Do you like what you read and see on our site? OCEAN4FUTURE is a free blog, totally  independent, followed by million of people every year. Although mostly written in Italian Language,  ALL posts may be read in English, and other 36 languages.


We consistently publish Ocean news and perspectives from around the World that you may don’t get anywhere else, and we want to be able to provide you an unfattered reading.

Support us sharing our post links with your friends and, please consider a one-time donation in any amount you choose using one of the donation link in the portal.

Thanks  and stay with us.

OCEAN4FUTURE

 i nodi fondamentali

Follow me on Twitter – Seguimi su Twitter

Tutela della privacy – Quello che dovete sapere

Share