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Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Sylvia Earle insignita del Tridente d’oro 2017, una donna … una leggenda

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A volte esistono veramente le legende viventi. Sylvia A. Earle,  soprannominata “her deepness” ovvero  “sua Profondità” dal New Yorker e il New York Time, è  stata definita da Time magazine il primo “eroe per il Pianeta”.

National Geographic Explorer-in-Residence SYLVIA EARLE. Photo by Al Giddings

National Geographic Explorer-in-Residence SYLVIA EARLE.
Photo by Al Giddings

Raccontare la sua vita ci potrebbe far scivolare facilmente in una lista infinita di episodi che potrebbero non essere sufficienti a descrivere questa grande oceanografa, esploratrice, autrice, appassionata docente, e avvocata della Difesa del mare. Nella sua vita professionale Sylvia Earle  ha lavorato come ricercatrice sul campo, funzionario del governo, e direttrice di prestigiose organizzazioni  tra cui la Kerr McGee Corporation, Dresser Industries, Oryx Energy, l’Aspen Institute, il Conservation Fund, American Rivers, Mote Marine Laboratory, Duke University Marine Laboratory, l’Istituto di Scienze Marine Rutgers, il Woods Hole Oceanographic Institution, il National Marine Sanctuary Foundation e Ocean Futures. Un portfolio praticamente unico.

 

Ma partiamo dall’inizio, da quell’agosto del 1935 in cui a Gibbstown, New Jersey, nacque una bimba da Lewis Reade and Alice Freas Earle, due appassionati amanti della natura che le  trasmisero l’amore e l’interesse verso il mondo animale.  Quando Sylvie Earle era ancora molto giovane, la sua famiglia si trasferì per lavoro in Florida dove fece i primi studi.  Nel 1954, ottenne  il BA in Scienze alla Florida State University  seguito dopo solo un anno da un master  in Science e un dottorato in psicologia (nel 1966) alla Duke University. Nella sua carriera, per i suoi meriti, ottenne ben 22 lauree honoris causa.

sylvia 2Divenuta Capo scienziato del NOAA, fu la fondatrice di Deep Ocean Exploration and Research, Inc., e di Mission Blu e SEAlliance, nonché  presidente dei consigli consultivi del Research Institute Harte. Earle, nella sua lunga carriera, ha redatto oltre 190 pubblicazioni scientifiche, tecniche e divulgative (alcune le troverete in calce all’articolo) ed ha tenuto conferenze in più di 80 paesi apparendo in centinaia di produzioni radiofoniche e televisive.  Il suo spirito avventuroso la portò a partecipare e dirigere più di un centinaio di spedizioni scientifiche, facendole registrare oltre 7.000 ore di immersione, comprendenti dieci immersioni in saturazione. Tra queste,  l’ultima fu effettuata nel luglio 2012 stabilendo il record di immersioni in solitaria alla profondità di 1.000 metri.  Durante il Progetto Tektite nel 1970, condusse anche la prima squadra composta da sole donne acquanaute. Non tutti sanno che Sally Ride, la prima donna astronauta a entrare in orbita, fece parte di quel team.

Sylvie Earle si è dedicata alla ricerca applicata sugli ecosistemi marini, con particolare riferimento alla loro conservazione, ed  allo sviluppo ed utilizzo di nuove tecnologie per le operazioni  negli abissi  e in altri ambienti remoti.

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Sylvie Earle è una strenua sostenitrice dello sviluppo di una rete globale per salvaguardare gli ecosistemi che costituiscono le basi dei processi globali per la conservazione della biodiversità. Quando gli fu richiesto quale, a suo avviso, fosse la maggiore minaccia per gli oceani del mondo, Earle rispose: “l’ignoranza, la mancanza di comprensione, l’incapacità di relazionare il nostro destino a quello del mare.

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Tra le minacce per l’ambiente marino, Sylvia Earle ritiene che un’emergenza particolare sia l’overfishing, ovvero la pesca eccessiva. Vi sono molte specie marine soprasfruttate per cui la loro sopravvivenza è ormai fortemente minacciata. Un esempio è quello del tonno rosso dell’Oceano Indiano. Dal primo censimento del 1970, la popolazione di questi pesci si è ridotta ad un decimo della sua dimensione. Un altro esempio di predazione umana dell’oceano è la disastrosa pesca a strascico dei gamberi. Earle paragona questa pesca al disboscamento di un’intera foresta solo per ottenere degli scoiattoli. Da qui la necessità di creare delle aree protette di riproduzione, dei veri e propri santuari per permettere la riproduzione delle specie.

Nel corso della sua carriera, ha sottolineato gli effetti devastanti delle sostanze inquinanti  sulla vita dell’oceano che descrive come “a balance sheet out of balance” ovvero un bilancio … sbilanciato. Sylvie ritiene che raccontando alla gente la “sinfonia della vita” dell’oceano, questo farà capire quanto sia importante  per gli esseri umani cambiare il modo in cui trattano i mari.

earle 4Un fattore decisamente importante dal momento che, come sappiamo, il clima del nostro pianeta è governato dal mare. Il novantasette per cento dell’acqua del pianeta è negli oceani quindi, per mantenere il nostro pianeta un luogo abitabile per la nostra specie, è senza ombra di dubbio assolutamente cruciale mantenere in vita  gli ecosistemi dei mari. La celebre citazione di Sylvia “No Water, No Life, No Blue No Green” non può non essere più appropriata. L’appassionata difesa degli oceani fanno di Sylvia Earle un’ambasciatrice della risorsa più preziosa del nostro pianeta, l’oceano.

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Nella sua carriera ha ricevuto più di un centinaio di riconoscimenti nazionali ed internazionali e nel 2014 è stata nominata Donna Glamour of the Year. Tra i tanti riconoscimenti la medaglia d’oro 2011 della Royal Geographical Society, la Medaglia d’onore  della Repubblica Dominicana (2009), il TED Prize, l’Ordine dell’Arca d’Oro dei Paesi Bassi, il Premio internazionale Banksia dell’Australia, il Premio Artiglio (Italia), il Premio Internazionale Sea Keepers, il Forum Internazionale delle Donne, la Hall of Fame, l’ Academy of Achievement, la nomina a donna dell’anno del Los Angeles Time , e le medaglie dell’ Explorers Club, dell’Accademia delle Scienze di Philadelphia, della  Lindbergh Foundation, del National Wildlife Federation, del Sigma XI, del Barnard College, e della Women Geographic Society.

logo_accademiaL’assegnazione del Tridente d’oro 2017, all’EUDISHOW 2017, va quindi a coronare una carriera di successi di questa donna che è ormai una legenda nella storia della oceanografia marina.

Grazie Sylvia.

 

Fra le sue pubblicazioni più importanti voglio ricordare:

Earle, Sylvia & Al Giddings (1980). Exploring the Deep Frontier: The Adventure of Man in the Sea. National Geographic Society. ISBN 0-87044-343-7.

Earle, Sylvia (1996). Sea Change: A Message of the Oceans. Ballantine Books. ISBN 0-449-91065-2.

Earle, Sylvia (1999). Dive: My Adventure in the Deep Frontier. National Geographic Children’s Books. ISBN 0-7922-7144-0.

Earle, Sylvia (1999). Wild Ocean: America’s Parks Under the Sea. National Geographic Society. ISBN 0-7922-7471-7.

Earle, Sylvia (2000). Sea Critters. National Geographic Children’s Books. ISBN 0-439-28575-5.

Ellen, Prager & Earle, Sylvia (2000). The Oceans. McGraw-Hill. ISBN 0-07-138177-5.

Earle, Sylvia (2001). Hello, Fish!: Visiting the Coral Reef. National Geographic Children’s Books. ISBN 0-7922-6697-8.

Earle, Sylvia (2001). National Geographic Atlas of the Ocean: The Deep Frontier. National Geographic. ISBN 0-7922-6426-6.

Earle, Sylvia (2003). Jump into Science: Coral Reefs. National Geographic Children’s Books. ISBN 0-7922-6953-5.

Earle, Sylvia & Linda K. Glover (2008). Ocean: An Illustrated Atlas (National Geographic Atlas). National Geographic. ISBN 1-4262-0319-5.

Earle, Sylvia (2009). The World Is Blue: How Our Fate and the Ocean’s Are One. National Geographic Books. ISBN 1-4262-0541-4.

Co-author (2011). The Protection and Management of the Sargasso Sea: The golden floating rainforest of the Atlantic Ocean. Summary Science and Supporting Evidence Case. Sargasso Sea Alliance.

Earle, Sylvia (2012). The Sweet Spot in Time. Why the Ocean Matters to Everyone, Everywhere. Virginia Quarterly Review, Fall.

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