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NO PLASTIC AT SEA

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Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

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Le azioni che cambiarono la guerra navale – quinta parte

slcUna nuova azione degli uomini dei siluri a lenta corsa, S.L.C., l’Operazione B.G. 7 fu condotta nella baia di Gibilterra, nell’agosto del 1943. In un periodo terribile della nostra storia moderna,  in cui in un Italia martoriata da anni di guerra le Forze armate italiane cercavano ancora di compiere il loro dovere con “lo spirito dei forti e non con quello dei disperati”, come amavano dire; lo spirito dei reparti della Decima MAS era immutato e ancora una volta si rivolsero a quella base strategica all’ingresso del Mediterraneo.

o_gibmapLe sperimentate modalità di preparazione dei mezzi e degli operatori, affinate dagli stessi equipaggi sulla base della precedente operazione, B.G. 6, furono approvate ed i Gamma fuoriuscirono in maniera occulta dallo scafo dell’Olterra raggiungendo la vicina rada di Algeciras dove si trovavano le navi oggetto dell’attacco. Nonostante la sempre più stretta vigilanza della Marina britannica e qualche, inconveniente tecnico, rientrati a bordo gli assaltatori  poterono assistere a distanza di sicurezza il risultato della loro azione; fu un successo ed in successione saltarono in aria la petroliera Thorshovdi (9.464 tsl), i piroscafi Stanridge (5.975 tsl) e Harrison Gray Otis (7.176 tsl).

attaccoo notari bg 7

Dopo la firma dell’armistizio di Cassibile, atto con il quale il Regno d’Italia cessò le ostilità contro gli Alleati, Badoglio riunì il governo ma solo per annunciare che le trattative per la resa erano “iniziate”. Gli Alleati si aspettavano che Badoglio rendesse pubblico il passaggio di campo dell’Italia, ma il maresciallo tergiversò e  la risposta degli anglo-americani fu drammatica: gli aerei alleati scatenarono un bombardamento su tutte le città della penisola;  oltre 130 aerei B-17 attaccarono Civitavecchia e Viterbo. Questa incertezza da parte italiana, portò  gli Alleati ad annunciare autonomamente l’avvenuto armistizio. Era l’8 settembre, alle ore 17:30 (le 18:30 in Italia) quando il generale Dwight Eisenhower lesse il proclama ai microfoni di Radio Algeri. Solo un’ora dopo, Badoglio fece il suo annuncio da Roma.

Un disastro
L’armistizio di Cassibile divise in due parti le Flottiglie MAS compresa la Xª. Quando l’ammiraglio Raffaele De Courten andò a chiedere consiglio al grande ammiraglio Paolo Emilio Thaon di Revel, questi rispose: « In momenti così delicati è doveroso lasciare massima libertà alle coscienze, purché esse siano sinceramente rivolte al bene del Paese. (…)». La fuga dalla Capitale dei vertici militari, del Capo del Governo Pietro Badoglio, del Re Vittorio Emanuele III e di suo figlio Umberto dapprima verso Pescara, poi verso Brindisi, e la confusione che non faceva comprendere il reale senso delle clausole armistiziali e che fu dai più invece erroneamente interpretata come indicazione della fine della guerra. Questo comportamento  provocò lo sbandamento  delle Forze Armate italiane, dislocate in tutti i fronti, e 815000 soldati italiani vennero catturati dall’esercito tedesco e deportati nelle settimane immediatamente successive. La ritorsione degli ex-alleati tedeschi non si fece attendere e fu immediatamente messa in atto l’Operazione Achse ovvero la dolorosa occupazione militare di tutta la penisola italiana. La Regia Marina, come tutte le Forze Armate, si ritrovò senza direttive chiare, ricevendo ordini contraddittori o, comunque, poco chiari.  In pratica, nelle ore seguenti una piccola parte delle Forze Armate rimase fedele al Re Vittorio Emanuele III mentre una parte si diede alla macchia tornando alle proprie case o dando vita alle prime formazioni partigiane militari; altri reparti, soprattutto al nord, sebbene consci che la guerra era di fatto finita, scelsero di rimanere fedeli al vecchio alleato, considerando l’armistizio un tradimento del popolo italiano che avrebbe consegnato il Paese nelle mani dei vincitori senza possibilità di contrattazione.

Ma che cosa successe in quel terribile settembre agli uomini della Xª Flottiglia MAS?
Con questi presupposti una parte di loro, tra cui il capitano di vascello Ernesto Forza, rimase fedele al Regno formando un’unità speciale che venne denominata “Mariassalto”. A questi uomini si unirono anche Antonio Marceglia, Luigi Durand De La Penne ed altri incursori fatti prigionieri dagli Inglesi e rimpatriati nel 1944 dopo la prigionia. Questa unità partecipò ad azioni al fianco delle unità alleate corrispondenti, in particolare per mantenere aperto il porto della Spezia contro il tentativo dei tedeschi di affondare delle navi alla sua entrata. Di Mariassalto  vanno ricordate due operazioni di rilievo. La prima, denominata “QWZ”, nella notte del 21 giugno 1944 nel porto di La Spezia portò all’affondamento dell’incrociatore pesante Bolzano, ultimo superstite della sua classe e all’ulteriore danneggiamento dell’incrociatore Gorizia, già in riparazione per i danni subiti in un bombardamento.

Aquila

la portaerei in allestimento Aquila

La seconda, denominata operazione “Toast”, venne svolta nella notte del 19 aprile 1945 da un gruppo di gamma, tra cui il sottotenente di vascello Nicola Conte e il sottocapo Evelino Marcolini con l’obiettivo di affondare nel porto di Genova la prima portaerei italiana, l’Aquila, ancora in costruzione, per impedire  che venisse affondata dai tedeschi per bloccare l’ingresso del porto. Già danneggiata nel corso dell’allestimento, nel novembre 1942, alla data dell’8 settembre 1943 era praticamente pronta per i collaudi e le prove in mare, completata quasi per il 90%, ma il 9 settembre fu sabotata ed abbandonata dall’equipaggio, e cadde nelle mani dei tedeschi.   Il 16 giugno 1944 venne bombardata in porto a Genova da aerei americani, e  del 19 aprile 1945 venne attaccata da mezzi d’assalto della Marina Italiana del Sud. Venne demolita in seguito nel 1952. Ma torniamo all’azione degli operatori Conte e Marcolini. In realtà, vennero approntati due equipaggi con i «siluri a lenta corsa» trasportati dalla Corsica con due siluranti ciascuno con un «maiale»; Il primo equipaggio era composto dal STV Nicola Conte con il sottocapo Evelino Marcolini mentre il secondo  dal guardiamarina Gerolamo Manisco, in coppia con il marinaio Varini. A un miglio dal porto di Genova le due siluranti si fermarono e misero a mare i due mezzi d’assalto. Alle 23.30, con la luna piena, i due «maiali»  puntarono verso nord, navigando a pelo d’acqua. Il secondo mezzo, di Manisco e Vanini, si arresto’ ma Conte e Marcolini, decisero di proseguire da soli. Sfiorarono una motovedetta tedesca di sorveglianza e raggiunsero la rete di sbarramento del porto alle 0.50. Trovato un varco tra due galleggianti, i due Gamma incursori si diressero sempre a pelo d’acqua verso il punto d’ormeggio della portaerei. Quindi a meno di 500 metri si immersero fino ad arrivare sotto la chiglia. Staccarono la carica di tre quintali di tritolo e la posarono sul fondo a ridosso della chiglia, regolando il congegno ad orologeria a sei ore. Il team si diresse quindi verso il mare aperto per il recupero da parte della motosilurante. L’operazione riuscì nonostante il poco materiale disponibile, residuato delle operazioni precedenti, e dimostrò ancora una volta la preparazione degli Uomini del Serchio. Inoltre scongiurò il previsto bombardamento alleato che avrebbe causato maggiori ferite alla città già duramente colpita durante la guerra.

Borghese-Ferrini-La-Spezia

Borghese e Ferrini a La Spezia. Il capitano di vascello Ferrini cercò di continuare l’opera dell’ammiraglio Legnani di rifondare l’intera struttura di Comando distrutta dopo l’armistizio. In particolare, nel dicembre del 1943 prese contatti con le autorità tedesche allo scopo di promuovere la creazione di una forza navale composta da unità operanti sia sotto bandiera italiana sia sotto bandiera tedesca.

L’altra componente della X MAS restò fedele al precedente alleato. Nella confusione e nel successivo sbandamento delle forze armate causato dall’armistizio dell’8 settembre, il comando di stanza nella caserma di La Spezia non si sbandò e messo in allarme attese ordini evitando di distruggere i piccoli mezzi navali all’ancora fuori della caserma.
Il comandante Junio Valerio Borghese raggiunse l’ammiraglio Aimone d’Aosta e inutilmente cercarono insieme di contattare Roma per avere conferma dell’armistizio e ricevere ordini. La Xª MAS, continuando a rimanere priva di direttive, mantenne l’attività nella caserma immutata e per tutto il tempo la bandiera italiana rimase sul pennone. Borghese inoltre dispose di aprire il fuoco contro chiunque avesse tentato di attaccare la caserma riuscendo a respingere alcuni tentativi tedeschi di disarmare i marò. Il 9 settembre gli ufficiali si riunirono per decidere la strada da intraprendere e Borghese ribadì la sua intenzione di continuare la guerra contro gli angloamericani, scegliendo l’alleanza con la Germania. L’11 settembre radunò i marinai di stanza a La Spezia spiegando la situazione e dando il permesso di congedarsi a coloro che non se la fossero sentita di continuare la guerra. La maggioranza si congedò.

La Xª MAS divenne una unità militare di fanteria di marina con reparti di naviglio sottile dotati di MAS, con l’obiettivo di continuare la lotta contro gli Alleati affianco ai Tedeschi. Alcuni reparti furono anche impiegati nella lotta antipartigiana (Liguria, Langhe, Carnia, Val d’Ossola, ecc.), talora catturando ostaggi fra i civili, torturando i prigionieri ed effettuando  la fucilazione sommaria di partigiani catturati. Fu un periodo oscuro della nostra storia in cui da entrambe le parti, italiani contro italiani, furono fatte efferatezze che non onorarono nessun antagonista. Sugli altri fronti la Xª di Borghese combatté contro gli angloamericani ad Anzio, in difesa della Linea Gotica e poi della Linea Verde a Lugo e nel Polesine, lungo il fiume Senio.

Xmas gotica

Sul fronte orientale la Decima mantenne nuclei che operarono sia come difesa dall’invasione iugoslava sia come affermazione del diritto italiano su quelle terre contro i tentativi delle autorità d’occupazione tedesche di snazionalizzare la Venezia Giulia e il Friuli per annetterli al Reich. Non tutti sanno che durante il periodo seguente all’armistizio, fra la Decima MAS della Repubblica Sociale e Mariassalto del Regno d’Italia si mantennero rapporti segreti volti ad evitare che i due reparti potessero scontrarsi direttamente sul fronte ed a gestire i prigionieri dell’una e dell’altra parte tenendo all’oscuro i comandi tedeschi e angloamericani. Altra preoccupazione comune era la possibile invasione della Venezia Giulia da parte dei partigiani comunisti di Tito.  Si ipotizzo un tentativo di sbarco di truppe regie in Istria con il supporto dei reparti locali della Decima repubblicana per contrastare quel’invasione. Finalmente la guerra terminò ma le pesanti condizioni imposte all’Italia dai vincitori con il  Trattato di pace di Parigi del 1947, tra cui il divieto di possedere unità di sabotaggio, sembrarono cancellare tutto ciò che quegli uomini straordinari avevano costruito … ma non fu cosi. Ne parleremo in un prossimo articolo dedicato alla rinascita delle forze speciali della Marina.

fine quinta parte

Andrea Mucedola

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