If you save the Ocean You save the Planet

NO PLASTIC AT SEA

NO PLASTIC AT SEA

Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti- Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile. Crediamo che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo con la speranza che la classe politica comprenda l'emergenza in cui siamo, speriamo con maggiore coscienza
seguite il LINK per firmare la petizione

Ultimi articoli

  Address: OCEAN4FUTURE

Dove stiamo andando? Ipotesi e speranze

Cambiamenti globali?
cropped-blue-night-sphere-signed-e1453465451335.jpg

Nonostante non esistano concrete prove che suffraghino la tesi di un cambiamento globale del clima causato dell’influenza antropica, gli effetti sono sotto gli occhi di tutti. Negli ultimi anni si sono osservate delle variazioni statistiche dei fenomeni naturali che hanno talvolta comportato emergenze umanitarie. 

Dal punto di vista fisico i parametri fisici dell’atmosfera hanno causato un sensibile innalzamento della temperatura del mare. Dal punto di vista meteorologico, questo ha comportato  causerà un aumento dell’evaporazione e quindi dell’umidità delle masse umide in atmosfera favorendo lo sviluppo di uragani e cicloni nelle aree tropicali con gravi danni per le economie locali.

Ursus maritimus Polar bear on pack ice Arctic circle, Russian Federation Pproject number: 9E0077 Project number: RU0073

Ursus maritimus – orso polare sul pack Artico in disfacimento

Un altro fenomeno osservato è il rapido scioglimento dei ghiacci dei poli che sta portando  in certe regioni un lento innalzamento del livello dei mari ed un arretramento di circa quattordici chilometri all’anno dei ghiacciai un tempo considerati perenni. Il conseguente raffreddamento delle acque nel nord dell’Oceano Atlantico  sta modificando la temperatura superficiale delle acque, un fattore non trascurabile in quanto essa ha permesso per millenni la stabilizzazione del clima alle nostre latitudini. Tutto questo viene attribuito  da molti scienziati alle maggiori emissioni di CO2 in atmosfera, iniziate in era industriale e poi incrementate negli anni dall’aumento della popolazione mondiale e delle sue attività. Ma esistono altre teorie in merito all’andamento climatico che hanno anch’esse molti estimatori (e denigratori). Di fatto, studiando i carotaggi dei ghiacciai, si è visto che nei millenni gli andamenti climatici si sono alternati, anche senza la presenza nociva dell’Uomo.


Le variazioni dei livelli di CO2 e delle temperature ricavate dai carotaggi in Siberia mostrano che il pianeta ha subito negli ultimi 400000 anni una alternanza di periodi freddi (piccole glaciazioni) e di periodi torridi, tutti legati a variazioni naturali dei livelli di anidride carbonica. Dal grafico si evince che il trend positivo delle temperature a noi più vicino iniziò proprio con l’era industriale.  Qualunque sia la causa, naturale o indotta, il trend esiste e dobbiamo essere pronti a sopravvivere ad un futuro in cui la temperatura media del pianeta salirà. La novità sara’ però il numero di abitanti del pianeta che si avvicinerà, per quanto ne sappiamo, per la prima volta ad 11 miliardi, richiedendo sempre più acqua e cibo per non estinguersi. Certamente l’aumento delle temperature non faciliterà il loro soddisfacimento.

A chi dare ragione? 

Cerchiamo di fare chiarezza
Le evoluzioni climatiche hanno assunto un effetto sempre maggiore sull’opinione pubblica grazie alla maggiore informazione mediatica che ne ha evidenziato gli aspetti catastrofici; dai dati disponibili si e’ visto che le stagioni stanno modificando il loro andamento e le temperature medie sono più elevate. Gli effetti sono un’estremizzazione di tutti quei fenomeni burrascosi un tempo rari alle latitudini temperate che hanno comportato danni ingenti alle colture e la desertificazione di territori a livello mondiale. Quest’ultima, un tempo limitata a determinate latitudini,   ora avanza in molte zone comportando gravissimi disagi a tante popolazioni da tempo in condizioni di sopravvivenza critiche. Come e’ noto, le vere emergenze del futuro non saranno dovute alla mancanza di fonti energetiche ma alla mancanza d’acqua ed all’impossibilita’ di nutrire centinaia di milioni di persone. Si assisterà sempre più ad emigrazioni di massa verso aree del mondo più fortunate che difficilmente potranno essere assorbite. Nelle regioni, economicamente più abbienti, la aumentata variabilità atmosferica comporterà danni economici importanti che avranno ricadute sui mercati, sugli investimenti, sulle compagnie di assicurazione nonché sulle attività di produzione di beni primari.

Un rapporto del 2005, dal titolo Meeting The Climate Challenge [1] chiese al primo ministro britannico Tony Blair, presidente di turno dell’Unione Europea e dei G8, di intraprendere nell’anno in cui il protocollo di Kyoto veniva finalmente reso esecutivo, azioni efficaci per far fronte al problema del cambiamento climatico. Azioni da perpetuarsi sia sui paesi maggiormente industrializzati sia su quelli di maggiore sviluppo demografico.

Secondo alcuni scienziati, il pericolo immediato, a torto o ragione, e’ rappresentato dall’aumento dei gas serra in atmosfera che favorirebbero un aumento del livello di CO2 tale da comportare variazioni della temperatura globale significativi. Sempre secondo lo studio, il problema non sarebbe l’aumento del valore ma che potrebbe non esserci  un punto di ritorno, ovvero ci avvicineremmo ad un indice di non sopravvivenza per la nostra specie. Nel documento venivano analizzati tutti gli aspetti di trasformazione in atto e le possibili conseguenze come gli ingenti danni all’agricoltura, le gravi siccità nelle aree depresse del pianeta, l’aumento delle malattie infettive, la rapida scomparsa delle foreste pluviali, l’aumento della frequenza di eventi catastrofici. Tra di essi lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia che causerebbe un mutamento delle caratteristiche termiche della corrente del Golfo (e quindi del clima dell’Oceano Atlantico) che potrebbe essere l’incipit di una nuova glaciazione.

De facto, gli aumenti della temperatura globale comprometteranno le barriere coralline e causeranno danni irreversibili agli ecosistemi terrestri. Il rapporto invitava tutti i paesi del G8 ad investire in sorgenti di fonti rinnovabili per ottenere almeno il 25% del totale di elettricità necessaria da energie alternative entro il 2025; inoltre richiedeva di raddoppiare gli investimenti per la ricerca su tecnologie a bassa emissione di CO2 entro il 2010.

Un altro importante studio [2] da menzionare fu il Climate Change Future (CCF) che, prendendo spunto dalle analisi contenute nei rapporti del IPCC, basava le sue teorie su scenari di lungo termine con un graduale riscaldamento terrestre ed un aumento di situazioni meteorologiche estreme con una crescita demografica ed economica costante e non limitata per i consumi energetici. Si affrontavano anche le conseguenze sulla salute umana con un aumento deciso della malaria, del West Nile, e delle Lyme desease [3] comportanti  spese sociali critiche per molte aree geografiche.  In entrambi gli scenari si assisterebbe ad un aumento dei fenomeni atmosferici eccezionali con un’escalation drammatica dei fenomeni già preannunciata negli studi precedenti.

Recentemente, per dare man forte alle teorie scientifiche, si sono uniti studi economici che cercano di fare leva sui policy maker evidenziando le implicazioni finanziarie a seguito degli eventi catastrofici.
In particolare è emerso che negli anni ’50, gli eventi catastrofici hanno causato, solo negli Stati Uniti, danni per una media di 4 miliardi di dollari/all’anno: tale media e’ salita  negli anni ’90 fino ai 46 miliardi di dollari annui.

Nell’anno 2004 tale valore ha raggiunto i 107 miliardi di dollari ed è stato nuovamente superato a causa degli uragani Katrina  e Rita del 2005.

Non c’e’ da stare allegri … ma cosa stiamo facendo per contrastare questo andamento? O meglio che cosa possiamo fare? Il problema non e’ semplice perché’ di fatto i cambiamenti climatici sono sempre esistiti e fanno parte dell’andamento della Terra. Quello che possiamo fare ‘e cercare di rallentare  le cause che contribuiscono a catalizzare il cambiamento. Innanzitutto investire nelle energie rinnovabili. Se pensiamo che la produzione di energia termica ed elettrica é la  fonte principale di produzione dei gas serra in Europa (la seconda causa sono i trasporti).  Fantasia? … non proprio andate a leggere i grafici sulle emissioni prodotte per settore e sulla loro evoluzione, vedi il Greenhouse Gas Data Viewer of the European Environment Agency.

bio 0Ma cosa possiamo fare? Molto di più di quanto pensiamo.  Scelte politiche ed economiche possono essere indirizzate combattendo cieche logiche di profitto che non tengono conto dell’insieme.
Si e’ visto che la maggiore attenzione verso il problema ha favorito lo sviluppo di sistemi di produzione di energie alternative come quelli eolici, solari e delle maree.  Ma vediamo alcuni campi in cui, a mio avviso, si può fare molto:

a. risparmio energetico
Ci sono due modi per risparmiare risorse: il primo e’ con la ricerca tecnologica al fine di trovare nuove soluzioni eco compatibili ed il secondo e’ l’adattamento del nostro modo di vivere e di affrontare ii problemi. Si parla spesso di ottenere una “miglior efficienza energetica” ovvero di ridurre la quantità di elettricità necessaria per far funzionare i nostri elettrodomestici  e gli impianti industriali. I  nuovi elettrodomestici sono identificati da lettere che ci identificano le classi di consumo e la loro scelta e’ un investimento per il futuro. Nelle nostre case dobbiamo usare sistemi di isolamento termico (come doppi vetri, pareti isolanti) che riducono  le dispersioni e richiedono quindi una minore quantità di energia termica per il riscaldamento. Se si vuole poi contribuire attivamente ci sono piccoli accorgimenti che possono aiutare significativamente alla riduzione dei consumi e quindi del dispendio energetico. Vi invito a visitare l’interessante sito dell´Energy Saving Trust che vi fornirà molti suggerimenti utili. Tenete conto che, come affermato dal Consiglio Europeo per un´Economia ad Efficienza Energetica (ECEEE), “l´efficienza energetica comporta che, col tempo, i combustibili fossili e le altre risorse energetiche non sostenibili siano rimpiazzati da quelle rinnovabili, in accordo con una visione ecologicamente, economicamente e socialmente responsabile.” 

b. Riduzione delle emissioni
Come ho accennato il settore dei trasporti é il secondo principale responsabile delle emissioni di gas serra per cui la riduzione del suo impatto e’ necessaria. Non si tratta solo di diminuire l’uso dell’automobile ma di sviluppare una nuova coscienza sociale, di benessere di tutti e non personale. Ad esempio il telelavoro e’ una soluzione pratica che non richiede di spostarsi da casa ai luoghi di lavoro. Anche l’acquisto di materie prime locali riduce gli effetti del trasporto di beni (ed anche i costi). Naturalmente bisogna essere realistici: il mercato globale richiede comunque l’uso di mezzi di trasporto (più o meno compatibili) ma questo non significa che non bisogna provare a trovare soluzioni nuove e più ecocompatibili.  Un altro fattore interessante e non da tutti conosciuto e’ l’impatto dovuto all’agricoltura ed agli allevamenti del bestiame. Alcuni studi hanno dimostrato che una modifica della dieta (come il limitare dei consumi di carne) potrebbe influenzare le emissioni di CO2. Cio’ e’ dovuto al fatto che il bestiame (le mucche in particolare) emettono metano attraverso i gas da digestione e le deiezioni. Non sono vegano e credo che l’uomo sia un’animale naturalmente onnivoro (bilanciando nella sua alimentazione i differenti cibi) ma una limitazione di certi alimenti (come le carni rosse) potrebbe portare vantaggi non solo in termini di salute ma anche per l’ambiente.

Altre fonti non trascurabili di incremento dei gas serra in agricoltura sono:
– l´uso di fertilizzanti a base di azoto;
– l´uso di combustibili fossili;
– la deforestazione per ampliare le superfici adibite a pascolo come sta avvenendo in Brasile.

c. utilizzo di emissioni negative
E’ possibile aiutare il controllo dei gas serra utilizzando la natura. Si parla di sviluppo dei emissioni negative. L´IPCC, nel suo quarto report, considera le emissioni negative un passaggio necessario negli scenari di sviluppo di lungo periodo. La ricerca é condotta sulla riduzione di anidride carbonica (Carbon Dioxide Removal o geo-ingegneria del carbonio). Ad esempio con la riforestazione, la cattura delle particelle di carbonio o la fertilizzazione degli oceani trasferendo in mare il concetto di cattura del carbonio dalla CO2 delle piante terrestri in crescita tramite le micro alghe del fitoplancton che sono responsabili di almeno la metà del processo di fotosintesi su scala globale e quindi hanno già influenza sulla quantità di CO2 nell’atmosfera. Ad oggi si è notato come queste microalghe sono in diminuzione e all’IPCC di Bangkok  e’ stato proposto di fertilizzare gli oceani immettendo ferro. Un uovo di Colombo che presenta pero’ possibili controindicazioni e costi improponibili. Lo scambio delle emissioni di carbonio rientra nelle soluzioni con emissioni negative e si basa sulla produzione di un quantitativo fisso di carbonio per nazione. Se una nazione ne emette di meno di quanto stabilito, può vendere l´eccedenza ad altre nazioni che ne hanno bisogno. Stabilendo un prezzo per le emissioni di carbonio, é quindi possibile disincentivarne la produzione. Il lato negativo é che chi ha maggiore disponibilità economica può continuare a produrre gas serra non curante delle conseguenze a medio-lungo termine. E’ il caso delle grande potenze, in particolare orientali e sud americane.

bio1

Attraverso un uso consapevole delle risorse e’ possibile ridurre l’impatto. Certo non a costo zero, dovremo incominciare a rinunciare a qualcosa ed essere più attenti all’ambiente. Dobbiamo incominciare a pensare al futuro cercando di proteggere il pianeta dal nostro egoismo. Il mare può essere un potente alleato: possiamo ricavarne energia pulita a costo minimo e ridurre l’impatto dei combustibili fossili. E’ una battaglia che dobbiamo vincere. 

 

[1] The climate challenge, da Michael McCarthy, Environment Editor – gennaio 2005

[2] Lo studio Climate Change Future (CCF) esamina i costi esistenti e futuri derivanti dal cambio del clima e accredita alle compagnie assicurative un ruolo primario nella valutazione dei rischi associati , in particolare nella gestione del dopo evento relativamente agli effetti, alle contaminazioni, alla gestione della ricostruzione  delle strutture.

[3] La malaria attualmente uccide oltre 3000 bambini al giorno solo in Africa ed il virus del West Nile è costato agli Stati Uniti, nel 1999, oltre 500 milioni di dollari. Inoltre, per comprendere che la problematica non può essere confinata ai Paesi del terzo mondo, nel Nord America la zecca responsabile del Lyme disease sta aumentando velocemente la sua distribuzione a causa delle cosiddette Indian Summer ovvero di inverni insolitamente caldi. Lo studio mostra che l’habitat favorevole alla riproduzione della zecca aumenterà del 213% nel 2080.

PAGINA PRINCIPALE

print

(Visited 78 times, 1 visits today)
Share

Legenda

Legenda

livello elementare articoli per tutti

livello medio articoli che richiedono conoscenze avanzate

livello difficile articoli specialistici

Translate:

Traduzione

La traduzione dei testi è fornita da Google translator in 37 lingue diverse. Non si assumono responsabilità sulla qualità della stessa

La riproduzione, anche parziale, a fini di lucro e la pubblicazione e qualunque altro utilizzo del presente articolo e delle immagini contenute è sempre soggetta ad autorizzazione da parte dell’autore che può essere contattato tramite

infoocean4future@gmail.com


If You Save the Ocean
You Save Your Future

OCEAN4FUTURE

Salve a tutti. Permettimi di presentare in breve questo sito. OCEAN4FUTURE è un portale, non giornalistico, che pubblica articoli e post di professionisti e accademici che hanno aderito ad un progetto molto ambizioso: condividere la cultura del mare in tutte le sue forme per farne comprendere la sua importanza.

Affrontiamo ogni giorno tematiche diverse che vanno dalla storia alle scienze, dalla letteratura alle arti.
Gli articoli e post pubblicati rappresentano l’opinione dei nostri autori e autrici (non necessariamente quella della nostra redazione), sempre nel pieno rispetto della libertà di opinione di tutti.
La redazione, al momento della ricezione degli stessi, si riserva di NON pubblicare eventuale materiale ritenuto da un punto di vista qualitativo non adeguato e/o non in linea per gli scopi del portale. Grazie di continuare a seguirci e condividere i nostri articoli sulla rete.

Andrea Mucedola
Direttore OCEAN4FUTURE

Chi c'é online

1 visitatori online

Ricerca multipla

Generic selectors
Exact matches only
Search in title
Search in content
Search in posts
Search in pages
Filter by Categories
Archeologia
Associazioni per la cultura del mare
Astronomia e Astrofisica
Biologia
Cartografia e nautica
Chi siamo
Conoscere il mare
Didattica
disclaimer
Ecologia
Emergenze ambientali
Fotografia
Geologia
geopolitica
Gli uomini dei record
I protagonisti del mare
Il mondo della vela
L'immersione scientifica
La pesca
La pirateria
La subacquea ricreativa
Lavoro subacqueo - OTS
Le plastiche
Malacologia
Marina mercantile
marine militari
Marine militari
Materiali
Medicina subacquea
Meteorologia e stato del mare
Normative
Ocean for future
OCEANO
Oceanografia
per conoscerci
Pesca non compatibile
Programmi
Prove
Recensioni
Relitti Subacquei
Reportage
SAVE THE OCEAN BY OCEANDIVER campaign 4th edition
Scienze del mare
Sicurezza marittima
Storia della subacquea
Storia Navale
subacquea
Subacquei militari
Sviluppi della scienza
Sviluppo compatibile
Tecnica
Uncategorized
Uomini di mare
Video

For English readers

 


Do you like what you read and see on our site? OCEAN4FUTURE is a free blog, totally  independent, followed by million of people every year. Although mostly written in Italian Language,  ALL posts may be read in English, and other 36 languages.


We consistently publish Ocean news and perspectives from around the World that you may don’t get anywhere else, and we want to be able to provide you an unfattered reading.

Support us sharing our post links with your friends and, please consider a one-time donation in any amount you choose using one of the donation link in the portal.

Thanks  and stay with us.

OCEAN4FUTURE

 i nodi fondamentali

Follow me on Twitter – Seguimi su Twitter

Tutela della privacy – Quello che dovete sapere

Share