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Dinosauri italiani di Aaronne Colagrossi

livello elementare
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ARGOMENTO: GEOLOGIA
PERIODO: CRETACEO
AREA: ITALIA
parole chiave: fossili, dinosauri
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Molti di noi sono abituati a pensare che certe creature fossili siano impossibili da rinvenire nei nostri territori; eppure i dinosauri italiani ci sono (anzi ci sono stati), probabilmente non con l’abbondanza che ci si aspetterebbe ma certamente con caratteristiche peculiari nel loro genere. Nel lontano inverno del 1980 un calzolaio veronese che lavorava in Campania, Giovanni Todesco, effettuò una scampagnata sul Massiccio del Matese occidentale, al confine tra Campania e Molise. Appassionato ricercatore di fossili, scelse una cava abbandonata nei pressi di Pietraroja, cittadina già famosa dai tempi del Regno di Napoli per i suoi fossili completi di pesci. Staccò alcune lastre di roccia calcarea, il Plattenkalk, senza aprirle. Scorgendo un sottile strato nero tra le due lastre comprese che vi era presenza di fossili.

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Scipionyx samniticus – Plattenkalk

Immaginatevi la sua sorpresa quando ritrovò al suo interno un fossile simile ad un sauro. Todesco lasciò il fossile esposto in casa, fino al 1993, quando dopo la visione del film Jurassic Park si rese conto che si tratatva di qualcosa di più di una semplice lucertola, seppur ben conservata. Quando mostrò il materiale a un paleontologo di Milano, questi si rese immediatamente conto che si trattava di una scoperta di importanza mondiale: era un dinosauro lungo circa 20 centimetri completo in molte sue parti, soprattutto i suoi organi. Successive analisi scientifiche mostrarono l’appartenenza della creatura ad una famiglia sconosciuta di teropodi. Ma non solo: il fossile è uno dei primi dinosauri al mondo per stato di conservazione degli organi interni.

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Scipionyx samniticus – Disegno

Il paleontologo Cristiano Dal Sasso battezzò il piccolo dinosauro Scipionyx samniticus (in onore del geologo Scipione Breislak). Nel 2010 Dal Sasso presentò buona parte dei suoi studi su Ciro, il nomignolo col quale fu battezzata la piccola creatura, che dimostrarono che il piccolo dinosauro era in ottimo stato di conservazione, in particolare  le sue fibre muscolari, il fegato, l’intestino e altre parti molli, strutture organiche normalmente difficilissime da fossilizzare. 

La penisola italiana durante il Cretaceo
Lo Scipionyx samniticus, come vedremo, non è l’unico dinosauro italiano. E’ opinione comune che l’Italia del Cretaceo fosse sommersa dalle acque marine dell’oceano Tetide e che, quindi, sia difficilissimo se non impossibile rinvenire fossili di una certa importanza paleontologica come i dinosauri. L’Italia del Cretaceo era una sorta di tavolato sommerso dalle acque, ma si trattava di mari poco profondi, con ampi settori di terre emerse, ricchi di vegetazione, che permettevano addirittura interscambi migratori di specie animali. Inoltre il corpo geografico che ci appare adesso come l’Italia, oltre che parzialmente sommerso e smembrato, era anche spostato rispetto alla posizione attuale, sia di latitudine e sia di longitudine; verso sudovest per essere precisi. Eppure tracce della vita di questi grandi animali si ritrovano in tutta la penisola. Nel 1985, nelle Dolomiti bellunesi, ai piedi del Monte Pelmetto, furono infatti scoperte numerose impronte di dinosauri.

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Dolomiti bellunesi, impronte di dinosauri

Nel 1989 a Lavini di Marco, vicino Rovereto, un appassionato scambiò per buchi di granate delle Seconda Guerra Mondiale quelle che, in realtà, erano impronte di dinosauri. Ne furono catalogate ben 1500 in quarantasei piste diverse. E le scoperte d’impronte non si fermarono, in tutta la penisola italiana ne furono rinvenute a migliaia. Nel 1999 ad Altamura furono rinvenute 30.000 (sì, proprio trentamila!) impronte di dinosauro risalenti al Cretaceo Superiore e appartenenti principalmente a dinosauri erbivori.

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Altamura, impronte di dinosauri

Nel 1994, vicino Trieste, a Villalago del Pescatore di Duino, la geologa Tiziana Brazzatti scorse una zampa fuoriuscire dalla roccia in una cava abbandonata (a 100 metri dal mare); la Brazzatti stava svolgendo rilevamento geologico per la sua tesi, ricorda ancora oggi l’adrenalina e l’entusiasmo per una delle più grandi scoperte paleontologiche dell’Europa. Si trattava di un dinosauro erbivoro che la geologa battezzò Antonio. Rimuovere quel fossile dalle rocce richiese anni di lavoro. Si dovettero smuovere centinaia di metri cubi di roccia, tagliandola con fili diamantati per poi pulire ogni singolo osso con acido formico.

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Tiziana Brazzatti posa vicino al calco di Antonio il dinosauro

Antonio risultò essere l’adrosauro più antico in Europa, conosciuto come dinosauro a becco d’anatra. Il fossile rinvenuto era lungo quattro metri ed era femmina, a dispetto del nome. L’età stimata era di 85 milioni di anni. Fu Jack Horner, un famoso paleontologo americano, a scoprire e studiare le prime colonie di nidi fossili di questi dinosauri dal buffo becco d’anatra, dimostrando l’elevato grado di socialità di questi antichi animali. Horner deve la sua popolarità anche grazie alla consulenza fornita a Steven Spielberg nel film Jurassic Park, proseguita nel Mondo Perduto e poi andata avanti in JP III e JP World con gli altri registi. Nell’ultimo film ha addirittura avuto un piccolo ruolo.

Nel 1996 Angelo Zanella scoprì dei fossili di dinosauro in una cava di Saltrio, in Lombardia; la successione sedimentaria apparteneva a depositi marini poco profondi e probabilmente l’animale morì lungo le spiagge e fu poi inglobato nei sedimenti. Tuttavia la classificazione del dinosauro, basata su 119 ossa, fu abbastanza frammentaria e lo rimane tuttora. Il dinosauro fu chiamato Saltriosauro. Era certamente un dinosauro carnivoro teropode anche se i paleontologi non riescono ancora a darne una classificazione scientifica certa.

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Saltriosauro, ricostruzione

Nel 2009 a Capaci, in Sicilia, fu scoperto l’osso di un dinosauro risalente al Cenomaniano, circa 96 milioni di anni fa. I tre paleontologi palermitani, autori della scoperta, inviarono un campione al centro di geologia dell’università di Bonn per effettuare degli esami istologici. Non vi fu più nessun dubbio: l’osso scoperto apparteneva a un grosso dinosauro, probabilmente un carnivoro. Il dinosauro fu ribattezzato DinoSaro; inutile dire che la scoperta mescolò nuovamente il mazzo di carte dell’evoluzione geologica della bella Sicilia. Probabilmente le acque marine del Cretaceo Superiore non erano così profonde come si era sempre pensato.

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Giovanni Todesco (che scoprì Ciro) e Tiziana Brazzatti (che scoprì Antonio) 

Come avviene sempre in questi casi una nuova scoperta mette in ballo nuove domande, ancora più complesse. Ma d’altronde questo è anche il fascino della scoperta e dell’avventura … in qualsiasi campo naturalmente.

 

colagrossiAaronne Colagrossi
geologo e reporter
www.aaronnecolagrossi.com

 

 

 

 

               

 

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2 commenti

  1. 19/02/2017    

    Ringrazio per l’attenzione e per il post 🙂
    Un caro saluto dal dinosauro Antonio.

    • 19/02/2017    

      Grazie dott.ssa Brazzatti… Da geologo sono felicissimo del suo commento…
      Aaronne Colagrossi.

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