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Il giacimento fossilifero di Monte Castellaro di Aaronne Colagrossi

livello medio

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ARGOMENTO: GEOLOGIA
PERIODO: MESSINIANO – 7000 a 5330 MILIONI DI ANNI 
AREA: MEDITERRANEO
parole chiave: fossili

Facciamo oggi un viaggio di milioni di anni indietro nel tempo, fino al Messiniano, l’ultimo dei sei piani geologici in cui viene suddiviso il Miocene, un periodo compreso tra 7,246 e 5,332 milioni di anni fa. Aaronne Colagrossi ci accompagna in quel lungo periodo della storia del pianeta durante il quale avvenne la chiusura dello stretto di Gibilterra, un evento che provocò la quasi totale evaporazione dell’allora mar Mediterraneo e la formazione di vasti depositi sul suo fondale. le sue testimonianze sono ancora visibili nel giacimento fossilifero del Monte Castellaro, che ci regala interessanti testimonianze di quella lontana era.

castel 2

Il proto mediterraneo nel Messiniano

Tra Gabicce e Pesaro, nelle Marche, la falesia di Colle San Bartolo ha riportato alla luce tantissimi fossili di pesci, piante, molluschi, insetti, mammiferi e uccelli. L’affioramento è conosciuto col nome di Monte Castellaro ed è stato oggetto di studi approfonditi sia da parte di università italiane che straniere. Il motivo di tale successo è da ricercare sia nell’abbondanza di ritrovamenti (risalenti al Tortoniano e al Messiniano), sia per l’ottimo stato di conservazione. Molti reperti sono stati ad ogni modo rinvenuti alla base della falesia. Parecchi aspetti paleoclimatici e paleogeografici del Mediterraneo, nel settore centrale, e dalla “Crisi di salinità del Messiniano“, sono stati analizzati grazie ad alcuni reperti marchigiani provenienti da Monte Castellaro.

castellaro

Monte Castellaro

Sebbene Giambattista Passeri, naturalista pesarese, ne parlò per la prima volta nel 1775 gli studi successivi, almeno sino agli anni ottanta del Novecento, non hanno analizzato la sequenza sedimentaria da un punto di vista puramente stratigrafico, paleontologico e cronologico se non per vie sommarie. I fossili raccolti e collezionati nel museo di Rimini, in quello di Verona e in quello di Fiorenzuola di Focara (PU) hanno permesso, dal 1994, di dichiarare l’intera area Parco Naturale Regionale. Ma andiamo agli aspetti geologici. La base della successione è composta da marne a fucoidi del Tortoniano, tipicamente di mare profondo in cui sono stati rinvenuti resti di pesci pelagici e di ambiente nectonico;

castel 3

Pesce lanterna Myctophum columnae

si annoverano il pesce lanterna (Myctophum columnae, Diaphus sp.), il sugarello (un carangide, Trachurus sp.), l’abissale maurolico (Maurolicus muelleri), varie sardine e il pesce ago (Syngnathus albyi).

il pesce ago (Syngnathus albyi).

il pesce ago,  Syngnathus albyi

Segue un sottile livello marnoso ricco di pettinidi. Verso il tetto della serie si passa a depositi di stampo messiniano con numerosi ittiodontoliti e con numerose specie eurialine, che si adattano a cambiamenti di salinità, spesso molto accentuate. Le specie rinvenute includono l’Aphanius, l’Atherina sp. ed il Gobius sp.

Aphanius crassicaudus

Aphanius crassicaudus, un ciprinodontide, un relitto biogeografico della fauna della Tetide che popolava il Mediterraneo prima di essere sterminata durante la crisi di salinità del Messiniano che comportò il quasi totale disseccamento del Mediterraneo alla fine del Miocene

Pare siano stati dimostrati adattamenti alla spinta idrostatica derivante dall’eccessiva salinità delle acque (la crisi di salinità avvenuta nel Messiniano). Tale adattamento è stato vistosamente riscontrato nello scheletro di Aphanius crassicaudus, un ciprinodontide. Tale ingrossamento è stato appurato su numerosi resti fossili dell’affioramento.
I livelli geologici, al tetto della successione sedimentaria, sono relativamente ricchi in resti scheletrici di uccelli e mammiferi a testimonianza delle vicine terre emerse. Ma anche la botanica ha la sua fetta e lo dimostra con specie di natura temperata, come pini, sequoie, querce, aceri, salici del genere Salix e alberi di noce. Meno frequentemente si rinvengono specie tropicali come Cinnamomum sp. e Ginkgo sp.

libellula messiniano

libellula del Messiniano

Anche gli insetti sono stati ritrovati: in particolare ditteri, lepidotteri e coleotteri. Nel museo di Fiorenzuola di Focara è conservato un esemplare di libellula (un olotipo) in perfette condizioni.

Tra i resti di uccelli si annovera il passeriforme Motacilla alba, il cranio di un roditore e lo scheletro completo di una specie di lepre. Un team di ricercatori dell’Università di Pisa e di quella di Urbino ha effettuato nuovi scavi paleontologici nell’estate del 2011, fornendo nuove indicazioni paleo ambientali sulla storia del Mediterraneo.

colagrossiAaronne Colagrossi
geologo e reporter
www.aaronnecolagrossi.com

 

 

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1 commento

  1. Giuseppe Gentilini Giuseppe Gentilini
    14/09/2019    

    Il giacimento di Monte Castellaro è il più importante giacimento di insetti fossili messiniani esistente in Italia.

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