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NO PLASTIC AT SEA

NO PLASTIC AT SEA

Petizione OCEAN4FUTURE

Titolo : Impariamo a ridurre le plastiche in mare

Salve a tutti- Noi crediamo che l'educazione ambientale in tutte le scuole di ogni ordine e grado sia un processo irrinunciabile. Crediamo che l'esempio valga più di mille parole. Siamo arrivati a oltre 4000 firme ma continuiamo con la speranza che la classe politica comprenda l'emergenza in cui siamo, speriamo con maggiore coscienza
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  Address: OCEAN4FUTURE

Ocean for future – il mare per il nostro futuro

Uomo libero, tu amerai sempre il mare! mare è il tuo specchio; contempli la tua anima nello svolgersi infinito della sua onda, e il tuo spirito non è un abisso meno amaro. Ti piace tuffarti nel seno della tua immagine; l’accarezzi con gli occhi e con le braccia e il tuo cuore si distrae a volte dal suo battito al rumore di questa distesa indomita e selvaggia. Siete entrambi tenebrosi e discreti: Uomo, nulla ha mai sondato il fondo dei tuoi abissi, O mare, nulla conosce le tue intime ricchezze. Tanto siete gelosi di conservare i vostri segreti e tuttavia ecco che da innumerevoli secoli vi combattete senza pietà né rimorsi, talmente amate la carneficina e la morte, o eterni rivali , o fratelli implacabili!

da l’Uomo ed il Mare di Charles Baudelaire.

chris 2

Il  mare, fonte di vita del pianeta, uno scrigno che conserva gelosamente le vestigi del passato quasi volesse ricordarci nei suoi abissi i nostri errori, un immenso specchio che ci rivela la nostra debolezza che ancora  ricerca l’immediato invece di valutare e pianificare un futuro più consapevole per la sopravvivenza della nostra specie. Si parla troppo poco del mare e degli effetti delle interazioni antropiche sulla sua ecologia e sopravvivenza. Avete notato che si parla tanto dei cambiamenti climatici prossimi venturi e delle connessioni con l’inquinamento? Troppo spesso sentiamo che i primi derivano dal secondo ma è una mezza verità … esiste un nesso legato alle possibili interazioni delle emissioni con l’atmosfera ma non è completamente accertato se questa sia veramente la causa scatenante. Ci potrebbero essere altre cause dipendenti dalle variazioni di cicli astronomici di cui però nessuno parla. Questo provoca sterili discussioni tra fondamentalisti e negazionisti che distolgono dal vero problema, ovvero che per una causa o per l’altra il clima sta cambiando. In realtà cambiamenti climatici, anche drastici, sono sempre esistiti alternando periodi di glaciazione più o meno lunghi a climi torridi.

Questo non vuol dire che gli effetti dell’inquinamento causato dall’Uomo debbano essere minimizzati. L’impatto antropico crea catene viziose che uccidono lentamente il pianeta e le sue creature e potrebbero essere le vere responsabili della scomparsa futura della nostra specie.

uccello stomaco

Come sappiamo, l’inquinamento dell’aria, come quello terrestre, confluisce nel mare attraverso le acque interne e le falde acquifere, e modificando i parametri fisici e chimici naturali che consentono la vita degli ecosistemi marini. Una maggiore consapevolezza sui problemi del pianeta ha nel tempo concentrato l’attenzione dei mass media sulle modifiche climatiche legate alle emissioni dei gas serra.  Essi  sono, a torto o a ragione, considerati unici responsabili dei futuri cambiamenti climatici. Poco si parla invece di altri tipi di inquinamento che vanno ad agire direttamente sulla nostra catena alimentare come quelli derivanti dalle plastiche e dai rifiuti antropici.  Tutti prima o poi arrivano in mare.

Ma perché il mare è così importante?

downloadGli scienziati ipotizzano che il primo essere vivente ad arrivare sulla terra ferma fu un pesce primordiale che si adattò all’ambiente aereo. Strisciando sulle pinne sulle spiagge primordiali si adattò a sopravvivere sulle prime terre immerse. La vita si sviluppò e milioni di anni emerse la nostra specie. Inizialmente nomade, si collocò poi in aree dove le risorse necessarie alla sua sopravvivenza erano più abbondanti. La vicinanza dell’acqua dolce, per le prime coltivazioni, e del mare, per la pesca, favorirono la nascita delle prime civiltà. Sempre grazie agli Oceani, le civiltà prosperarono e, per motivi economici, incominciarono a  contendersi il dominio delle risorse. Nacquero le prime flotte mercantili e poi quelle militari per difenderle o per imporre il proprio potere marittimo. Con l’avvento delle età industriale e la maggior necessità di materie prime, il mare divenne la via preferenziale e più redditizia per la commercializzazione. Il dominio del mare divenne quindi sempre più strategico per gli interessi nazionali e, tutt’oggi, i giochi politici ed economici delle grandi potenze e delle multinazionali si giocano in gran parte sugli oceani, anche se in maniera meno evidente del recente passato.
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pirtai somali catturati da nave italiana

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Gli scontri tra grandi flotte finirono nel ventesimo secolo ma non l’importanza delle marine militari che assunsero sempre più un ruolo di servizio per gli interessi nazionali. Interessi legati al commercio marittimo per il trasporto di beni strategici per i Paesi più industrializzati. Non tutti sanno che le situazioni di crisi politico economiche odierne si gestiscono ancora sui mari.

I mass media parlano spesso di operazioni polizia di alto mare, contro le attività illecite in mare (lotta al contrabbando di qualsiasi tipo ed alla pirateria, contrasto alla migrazione clandestina).  Dietri queste attività ci sono traffici di miliardi di dollari. Le nazioni impiegano forze navali militari per lunghi periodi di tempo per salvaguardare gli interessi nazionali. Queste operazioni hanno costi enormi ma sono necessarie per assicurare la prosperità delle nazioni e la libertà dei mari. Il resto è scritto nella storia moderna. 

Il binomio sicurezza marittima e prosperità nazionale non può essere spezzato. Ma la prosperità deve essere consapevole e non a scapito delle generazioni future. Il mare è e sempre sarà un attore economico di primo piano per il nostro futuro. Alla sua importanza politico economica, che abbiamo visto ha permesso lo sviluppo delle civiltà, va raffrontata quella ecologica.  Tutto è nato dal mare ed il mare è fonte di risorse importanti che stiamo depauperando negando un futuro alle generazioni future.

Quali sono le minacce?

download

La biodiversità delle specie marine è pero’ minacciata dall’influenza antropica che causa inquinamenti e mutamenti delle condizioni dell’ambiente ormai apprezzabili in vaste aree del Pianeta. L’inquinamento marino deriva da tutte le forme di inquinamento terrestri ed aeree in quanto penetrazione di veleni nei terreni comunque arriveranno prima o poi al mare tramite le piogge, le falde acquifere, i fiumi e gli scoli artificiali. Ogni variazione di questi delicati equilibri chimico-fisici si riflette sugli ecosistemi la cui scomparsa influenza l’ambiente e la società umana. Un esempio, che ci riguarda da vicino, è quello delle praterie di Posidonia oceanica, una fanerogama endemica del Mar Mediterraneo. La posidonia è una pianta (non un alga) molto sensibile alle variazioni dell’ambiente per cui modificazioni chimico-fisiche  ne provocano la recessione. La scomparsa delle praterie di posidonia, a causa delle interazioni antropiche o dell’inquinamento, provoca numerosi problemi: dal punto di vista geomorfologico, con la loro scomparsa, venendo a mancare il fattore frenante offerto dal fogliame sul moto ondoso, si vengono a generare delle modifiche sostanziali alle linee di costa. Conseguentemente, a seguito delle mareggiate, si ha la distruzione di arenili con danni importanti alle strutture antropiche circostanti.  Dal punto di vista biologico, la morte delle praterie fa mancare a molte specie ittiche l’habitat ideale per potersi riprodurre con risvolti evidenti per il settore pesca. Inoltre viene a mancare l’effetto di ossigenazione delle acque fornito dalle praterie.

Pesca consapevole

pesca-sovrapesca

Un altro fattore socialmente e biologicamente critico è la depredazione incontrollata delle specie ittiche ai fini commerciali. Esse vengono sfruttate senza una logica se non quella del guadagno con sprechi inutili. Tecnicamente si parla di overfishing, un fenomeno per il quale compagnie senza scrupolo, impieganti sistemi di pesca talvolta illegali, pescano indiscriminatamente depredando aree geografiche a scapito delle economie locali. Questo provoca instabilità sociale e la rinascita di fenomeni criminali come la pirateria. Gli sforzi per poter regolamentare tali attività sono però ancora troppo limitati da interessi nazionali o delle lobby della pesca internazionali. Bisogna rendersi conto che il mare non è un serbatoio infinito dove attingere ciecamente risorse. Prima o poi esse termineranno e senza di esse la nostra specie è destinata a scomparire dal pianeta. Una pesca consapevole al fine di bilanciare le risorse ittiche è l’unica possibilità per evitare lo “spopolamento” dei mari.

Una speranza per il futuro

imagesIn sintesi, se non agiremo subito, il mare morirà sempre più soffocato dai rifiuti e dall’inquinamento, compromesso dallo sfruttamento eccessivo delle risorse. Diventerà un’enorme pozza maleodorante incapace di nutrirci e sostenerci a causa del depauperamento delle specie viventi. Il clima muterà più velocemente e si avranno piogge sempre più intense seguite da periodi di grande siccità. I bacini oceanici tenderanno ad asciugarsi e la Terra perderà gran parte della capacità di termoregolazione che il mare ci fornisce. La sopravvivenza per la nostra specie sul pianeta sarà impossibile. Probabilmente non avremo bisogno di arrivare a questo stadio, la mancanza di risorse, la desertificazione ed il risveglio di malattie (come la malaria e la febbre del Nilo) nelle aree più depresse causeranno migrazioni di massa sempre più incontrollabili e scivoleremo nel caos sociale preludio della scomparsa della nostra cosiddetta civiltà. Un suicidio annunciato. Ricordo che ad Albert Einstein fu chiesto con quale arma si sarebbe combattuta la terza guerra mondiale. Lui rispose che non lo sapeva ma sapeva che la quarta si sarebbe combattuta con le pietre.

plastics


Premesso questo, voglio essere ottimista. C’è ancora una speranza per sopravvivere ma necessita un cambiamento radicale del nostro modo di affrontare la vita. Dobbiamo ritornare ai veri valori che ci hanno differenziato dalle altre specie animali. Bisogna ritornare alle origini con una maggiore coscienza di essere parte integrante di un grande ecosistema che si chiama Terra. Non esseri superiori ma elementi complementari con responsabilità che non possiamo ignorare. 

Un comportamento responsabile può ridurre molte delle cause di inquinamento che è in gran parte causato dall’ignoranza e dall’ignavia di molti. Molti non si rendono conto che lasciare rifiuti nell’ambiente, anche di piccole dimensioni come le apparentemente innocue cicche di sigaretta, causano un avvelenamento del terreno per molti anni, inquinamento che pesantemente avvelena  le colture e gli alimenti che poi entreranno nel nostro ciclo alimentare. Si pensi ai metalli pesanti, agli idrocarburi ed alle diossine che sono considerati cancerogeni. Un fattore critico è quello dei rifiuti plastici. 

Attualmente si stima che milioni di tonnellate di materiale orbitino negli oceani in cinque vortici creati dalle correnti marine (plastic vortex), di cui un terzo del totale è localizzato nei due vortici del Pacifico (Pacific Garbage Patches). Un vortice simile, di cui non sono state ancora definite le dimensioni, sembra essersi formato anche nel Mar Mediterraneo, tra la Corsica e l’isola d’Elba.

vortice_di_spazzatura

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Gli effetti ecologici sono drammatici: circa un milione di uccelli e centomila mammiferi marini muoiono ogni anno soffocati ed avvelenati da questi rifiuti. Non è solo un problema di ingestione degli stessi; sostanze tossiche, come PCB e DDT, vengono “assorbiti” dalle porosità delle plastiche aumentando la concentrazione locale degli inquinanti di milioni di volte e li avvelenano. Queste sostanze entrano poi nella catena alimentare umana con il consumo del pesce e comportano effetti gravissimi sulla nostra salute provocando cancro, malformazioni genetiche e diminuzioni delle capacità riproduttive.

Che cosa possiamo fare?

Pictured the Citarum of Indonesia, the world's most polluted river

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Bisogna cambiare il nostro modo di affrontare la vita, partendo dalla base. Un comportamento più responsabile può ridurre molte delle cause di inquinamento. Bisogna aiutare la natura a sopravvivere. Il futuro è ancora nelle nostre mani, ma per quanto? I futurologi sono spesso molto pessimistici ed i segnali di degrado sono ormai sotto gli occhi di tutti, basta saperli leggere correttamente.

All’inizio di questo terzo millennio, l’Umanità deve rinascere spiritualmente, abbandonando egoismi e cupidigie e dimostrando di essere elemento consapevole del creato. C’è bisogno di educazione a tutti i livelli, consapevole ed integrata in un disegno comune che alla fin fine ha lo scopo di permettere la nostra sopravvivenza. Non abbiamo bisogno di cercare altri pianeti dove andare … cerchiamo di salvare il nostro. 

Non abbiamo più molte carte da giocare. Il countdown è già iniziato. Dobbiamo cambiare ora o scompariremo rapidamente dalla Terra.

In sintesi, bisogna rivalutare certe scelte fatte nel nome del progresso, riavvicinandoci alla Natura con maggior umiltà, consapevolezza e rispetto. Con il sito www.ocean4future.org, con le conferenze nelle scuole e, soprattutto, con le campagne mediatiche di SAVE THE OCEAN BY OCEANDIVER cerco di contribuire a migliorare la conoscenza del mare e delle sue problematiche. 

Ma c’è bisogno dell’impegno di tutti. Sono convinto che conoscere significa essere in grado di agire con maggior consapevolezza e provare a rimediare agli errori del passato e del presente. Insieme si può fare. Ma nessun sforzo può essere sufficiente se chi legge non cercherà di mettere poi in pratica comportamenti più consapevoli verso l’ambiente. 

Se non per voi, fatelo per le future generazioni. Il domani apparterrà a noi solo se ce lo meriteremo.

Andrea “Oceandiver” Mucedola
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Salve a tutti. Permettimi di presentare in breve questo sito. OCEAN4FUTURE è un portale, non giornalistico, che pubblica articoli e post di professionisti e accademici che hanno aderito ad un progetto molto ambizioso: condividere la cultura del mare in tutte le sue forme per farne comprendere la sua importanza.

Affrontiamo ogni giorno tematiche diverse che vanno dalla storia alle scienze, dalla letteratura alle arti.
Gli articoli e post pubblicati rappresentano l’opinione dei nostri autori e autrici (non necessariamente quella della nostra redazione), sempre nel pieno rispetto della libertà di opinione di tutti.
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Andrea Mucedola
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