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Galeazzi, breve storia di una famiglia che fece la storia della subacquea di Andrea Mucedola

livello elementare

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padre e figlio, Roberto Sr. e Robert J. con uno scafandro articolato – cortesia Giancarlo Bartoli – HDS

Ci sono nomi che non hanno bisogno di presentazioni. Quando si nomina Galeazzi la memoria va subito agli elmi da palombaro, alle innovative attrezzature che furono in seguito adottate da grandi società di ricerca recupero e soccorso subacqueo ma anche alle moderne camere per il trattamento iperbarico ancor oggi in dotazione a molte marine militari ed Ospedali civili. Oggi racconteremo di questa grande azienda familiare italiana passata alla storia della subacquea.

Nascita dell’azienda
Il fondatore dell’azienda fu Roberto Galeazzi Senior (lo vediamo con il giovane foglio Roberto in una rara foto con un modello dello scafandro articolato di sua invenzione). L’azienda Galeazzi nacque ufficialmente il primo maggio del 1936 con sede in Via Oldoini 19 – 27 a La Spezia; in realtà Galeazzi lavorava già da diversi anni (almeno dal 1930) in una sua officina in Via XX Settembre, sempre a La Spezia. Vi domanderete perché alla Spezia? La Spezia era già all’epoca una fucina di formazione dei palombari grazie anche alla Regia marina che aveva costruito in quella piccola città, un tempo di pescatori, uno degli arsenali militari più importanti dopo l’unificazione del Regno di Italia. Molti palombari erano formati al Varignano, attuale sede del COMSUBIN, il cui vicino borgo, le Grazie è ora chiamato il paese dei palombari. Ma torniamo a Galeazzi.

Nel 1931 venne costruita una torretta butoscopica (da lui ribattezzata “butengoscopio”) la cui foto fu pubblicata su un giornale che mostrava proprio la sua officina originale. Il successo iniziò con il brevetto della sua geniale invenzione, avvenuta nel 1926, di una rivoluzionaria “struttura sferica”, altamente resistente alle pressioni e studiata per essere applicata sui nuovi sommergibili. Questa’idea venne in seguito applicata con successo alle torrette butoscopiche ed agli scafandri rigidi articolati che portarono tanta fama all’azienda. Nel campo delle apparecchiature da palombaro la Galeazzi si impose a livello internazionale con il suo elmo Mod. 1905 secondo tipo, da lui ribattezzato nei suoi cataloghi “Modello Marina”. In seguito vennero prodotti diversi nuovi modelli sia di elmi sia delle necessarie pompe da palombaro. tra i primi va ricordato  l’elmo Galeazzi PBG.

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il modello PGB – foto Giancarlo Bartoli – HDS

La sigla indicava  le iniziali di tre grandi nomi nel campo subacqueo (Pirelli, Belloni, Galeazzi) che collaborarono tra loro per realizzare questo elmo sperimentale nel campo dell’uso di miscele respiratorie a base di elio. Ne furono costruiti solo due esemplari che rimasero allo stato di prototipi. Il subacqueo  respirava  la miscela attraverso un boccaglio collegato al piatto frontale. La muta ed il casco erano pressurizzati con aria compressa, per risparmiare sulla costosa miscela. Una curiosità: ogni elmo aveva una matricola numerica progressiva, punzonata sulla flangia della testa e del collare in posizione anteriore. Tale matricola era preceduta da un 33: o da un 3: (esempio 33:xxx oppure 3:xxx). Tale numero indicava il grado di rifinitura dell’elmo: 33 con rifinitura standard, 3 con spazzolatura a lucido, una rifinitura decisamente più costosa e per pochi.

galeazzi-robertoRoberto Galeazzi, padre, nacque a Livorno il 30 Aprile del 1882 dove vi trascorse la prima gioventù; in seguito, dopo aver frequentato il primo biennio di ingegneria all’Università di Pisa, attratto dal mondo della meccanica, lasciò quegli studi e cominciò a lavorare presso varie officine interessandosi di impianti di illuminazione stradale a benzina, di motori termici presso la Serpollet di Milano, le officine Carels in Belgio, e Diesel & Lockmann. Nel 1910 si sposò e dal matrimonio nacquero  due figli: Roberto, nel 1911 che poi ne segui le orme, e nel 1914 Cesare che sarebbe diventato poi un conosciuto architetto della Spezia. Dal 1919 al 1920, visse negli Stati Uniti d’America per studiare, per conto dell’Ansaldo di Genova, il sistema industriale americano. Rientrato a La Spezia iniziò la sua collaborazione con il cantiere navale Fiat-San Giorgio del Muggiano e, sotto la guida dell’ing. Laurenti padre dei sommergibili italiani, si avvicinò alla tecnologia subacquea.

torretta-butoscopica

torretta butoscopica

Fu in questo periodo che Galeazzi inventò e brevettò la struttura sferica per la costruzione di scafi resistenti a pressione e costruì le famose torrette butoscopiche. Seguirono poi gli scafandri rigidi articolati, impiegati dalla Marina Militare Italiana per il salvataggio dei sommergibili e tante altre apparecchiature minori ma di grande efficacia nel lavoro subacqueo soprattutto di quello svolto a grande profondità. Roberto Galeazzi amava dire: ” … se volete andare più profondi di una apparecchiatura subacquea Galeazzi dovete scavare un buco sul fondo del mare”. La sua fama fece il giro del mondo e Galeazzi fu soprannominato da James Dugan, nel libro “Man under the sea”,  il “mago della profondità”.

Ma torniamo agli anni 20,  un periodo fertile di studi e sperimentazioni da parte di Roberto Galeazzi. Dal 1920 al 1926 Galeazzi lavorò presso il cantiere navale del Muggiano e nel 1928  progettò il sommergibile “modello coloniale”, un battello innovativo decisamente senza pari in nessuna marina militare del mondo. Con una lunghezza di 120 metri  e 3800 tonnellate di stazza, era  armato con due torri binate da 152 e 20 siluri imbarcati e poteva scendere ad oltre 100 metri di profondità  sviluppando una velocità in immersione di oltre 8 nodi.  Un arma tanto innovativa che non entrò mai in produzione. In quel periodo nacque l’idea di costruire mezzi subacquei con struttura sferica in modo da poter spingersi più in profondità.

marchio-galeazziDopo aver lavorato per alcuni anni come singolo imprenditore, affidando la costruzione delle sue apparecchiature ad altre officine di Genova e Torino, Galeazzi decise di aprire nel 1930 la “Ditta Roberto Galeazzi apparecchi per lavori subacquei a qualsiasi profondità” con sede a La Spezia in via XX Settembre. Ma fu nel 1932 che, grazie al recupero del tesoro dalla nave Egypt, affondata nel canale della Manica con il suo carico di lingotti d’oro e di argento, il nome Galeazzi assunse  una risonanza mondiale. La ricerca e recupero fu ottenuto grazie alla torretta butoscopica ideata da Alberto Gianni, capo palombaro dell’Artiglio, che ebbe l’idea iniziale della torretta per ovviare all’inconveniente che presentavano gli scafandri articolati, in uso all’epoca per operare ad alte profondità. Infatti, in condizioni di corrente, questi avevano la tendenza ad orientarsi con la stessa, rendendo difficile l’osservazione in ogni altra direzione dall’unico oblò frontale. La torretta di Gianni, a forma cilindrica e dotata di una serie circolare di finestrini, permetteva al palombaro una maggior libertà di movimento al suo interno ed una facile osservazione esterna dall’oblò più appropriato in ogni condizione di orientamento. L’ingegnerizzazione e la realizzazione industriale della torretta fu di Roberto Galeazzi senior. In questo video dell’epoca si può vedere il palombaro entrare nello scafandro articolato per scendere sul fondo per le operazioni di recupero.

Nel 1937  la Galeazzi si trasferisce nella sede storica di via Oldoini alla Scorza dove rimarrà fino al 1980. La sua continua ricerca e sperimentazione lo porta a collaudare, nel 1938, nel golfo della Spezia il primo scafandro rigido articolato fino a 250 metri di profondità.

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Museo di La Spezia – scafandro articolato Galeazzi

Uno scafandro costruito interamente a mano ricavando la struttura sferica del corpo dello scafandro da lamiere di acciaio di soli 3 mm. di spessore. Arriviamo negli anni 40′ quando la Ditta Galeazzi comincia a produrre le attrezzature da palombaro con elmi, scarponi, piombi e coltelli, oggi ricercati pezzi da collezione. Costruisce, brevetta e cede alla Pirelli il vestito da palombaro modello Galeazzi, il più comodo e duraturo vestito da palombaro mai costruito in Italia, con una caratteristica unica legata al suo confezionamento non prevedente cuciture ma solo incollaggi.

Ma Roberto Galeazzi non fu solo un geniale inventore, abile tecnico e scienziato visionario nel campo della meccanica ma anche un dotato artista, nel senso più pieno della parola. Nel suo tempo libero si dedicava alle belle arti dimostrando grande sensibilità.  Questa sua capacità creativa venne ereditata anche dal figlio Cesare, famoso architetto del ‘900, tra l’altro costruttore della allora futuristica cattedrale di Cristo Re di La Spezia.

Robert Galeazzi figlio o Junior

galeazziroberto_jrA Roberto succederà il figlio Roberto Junior. Nato a Torino nel 1911, dopo un’esperienza presso l’Esposizione Universale di Roma (E.U.R), inizia a lavorare nell’azienda di famiglia. Si deve a lui l’istituzione del T.C.A.H.O  (Technical Centre for the Application of Hyperbaric Oxygen), che  porterà la Ditta Galeazzi a costruire le Camere Iperbariche per ossigenoterapia ed a diffonderle in tutto il  mondo, e dei primi corsi per tecnici e medici iperbarici. Furono proprio questi seminari a portare alla creazione della categoria  O.T.I. ed alla specializzazione universitaria in medicina subacquea ed iperbarica.  Titolare di oltre trenta brevetti specifici per apparecchiature subacquee ed iperbariche, nel 1980 fu lui a trasferire la Galeazzi dalla storica sede cittadina in un nuovo e moderno stabilimento nell’interland di La Spezia. Roberto Junior fu anche dirigente C.M.A.S,  fondatore e presidente del C.I.R.S.S , vice presidente dell’Unione Industriali di La Spezia, delegato della F.I.P.S. e  fornitore esclusivo per la Marina Militare Italiana fino agli anni 80’ di tutte le attrezzature subacquee ed iperbariche. Nel 1972 costruì a Marsiglia, per l’Hopital Salvator, il più grande complesso iperbarico ospedaliero d’Europa, costituito da ben nove grandi camere iperbariche. Nel 1962 fu insignito del Tridente d’oro.

La ditta Galeazzi continuò ad esistere fino agli anni 80 unendosi in seguito con la DRASS, con sede a Livorno, un’azienda leader nella produzione di attrezzature per alti fondali, sistemi per operare in saturazione e camere iperbariche.

Andrea Mucedola

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4 commenti

  1. Franco Masini Franco Masini
    20/12/2019    

    “In quanto nipote di Oliva Bonino, mia nonna paterna, che sposando mio nonno, Decio Masini, si trasferì a Lucca dove attualmente vivo, credo di essere uno dei pochissimi parenti in linea diretta dei Galeazzi di La Spezi. ancora viventi. Gradirei molto un contatto diretto con i discendenti dei due famosi Galeazzi padre e figlio verso i quali, provenendo anch’io dalla Marina , nutro un profondo affetto, stima e comunione d’intenti.
    CLC Franco Masini Lucca

  2. Ermanno GIRALDI Ermanno GIRALDI
    25/11/2019    

    sono stato imbarcato sulla nave salvataggio PROTEO dove erano imbarcati inoltre sommozzatori e palombari del Varignano. Avevamo uno scafandro chiamato GP grandi profondità della Galeazzi ed una camera iperbarica per la decompressione.

  3. andrea andrea
    14/03/2019    

    molto interessante sapere che siamo sempre i migliori in ogni settore grazie galeazzi

  4. Angel velasco aguilra Angel velasco aguilra
    11/12/2016    

    Grande la famlia galeazzi pioneros en investigacion del buceo profundo

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