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India, Pakistan, Cina, Oceano Indiano – equilibri geopolitici regionali a rischio? di Alberto Cossu

livello elementare 
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ARGOMENTO: GEOPOLITICA
PERIODO: XXI SECOLO
AREA: ORIENTE
parole chiave: Pakistan, India, Cina, Oceano Indiano

I rapporti tra Pakistan e India si stanno facendo sempre più complicati.
Il 18 settembre 2016 gruppi terroristici, sostenuti probabilmente dal Pakistan, hanno colpito postazioni militari indiane a Uri nella regione del Jammu e Kashmir. A fine settembre l’esercito indiano ha condotto alcune azioni militari contro campi localizzati in Pakistan, sospettati di costituire basi per attacchi terroristici. A giugno si è registrato un episodio analogo ai confini con il Myanmar a cui la stampa internazionale ha dato poco rilievo. Dopo un attacco ad un convoglio militare indiano, da parte di gruppi terroristici provenienti dal Myanmar, l’esercito ha risposto con un blitz che ha letteralmente annientato il villaggio da cui è partito il gruppo autore dell’attentato terroristico. Una risposta “anomala” rispetto alla tradizionale prudenza indiana.

Questi fatti dimostrano in modo eloquente  che l’India, ovviamente, non è disposta a tollerare attacchi terroristici sul proprio territorio da qualsiasi parte essi provengano e tanto meno dal Pakistan. La durezza degli attacchi e delle risposte potrebbe portare ad un escalation militare, considerando anche le dichiarazioni, piuttosto accese, di esponenti politici dei governi pakistano e indiano. Le vicende di questi giorni si sono immediatamente riflesse sul quadro politico regionale.

L’India sta boicottando il summit SAARC (Associazione sud-asiatica per la cooperazione regionale) che  doveva tenersi a Islamabad il prossimo novembre e che probabilmente verrà rinviato. Il Pakistan si è trovato letteralmente isolato dal momento che Mauritius, Sri Lanka, Nepal, Bhutan, Afghanistan, Bangladesh, hanno deciso di sostenere la posizione dell’India (praticamente quasi tutti i componenti della SAARC) boicottando il summit.

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OBOR

Ad alimentare le tensioni c’è anche la decisione della Cina di costruire, nell’ambito del progetto OBOR, il corridoio Pakistan-Cina (CPEC) per collegare la città di Kashgar con Gadwar che dà alla regione cinese dello Xinjiang diretto accesso all’Oceano Indiano, all’Africa e alla penisola arabica.

La realizzazione di tale infrastruttura permetterebbe di tagliare i tempi di percorrenza di trasporto, che diversamente sarebbero molto maggiori costringendo ad altri tragitti, per esempio il passaggio dallo stretto di Malacca.
Sono previsti investimenti per 50 miliardi di dollari, una cifra enorme per il Pakistan, superiore a tutti gli investimenti diretti dall’estero (FDI) che sono stati fatti in quel Paese. I lavori sono in corso di realizzazione.

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CPEC

L’India ha dimostrato una certa freddezza verso il progetto del corridoio Cina-Pakistan (CPEC) perché viene percepito come un fattore che può alterare gli equilibri geopolitici dell’area e perché ha finalità politiche nascoste da ragioni economiche. Il Pakistan trova in questo scenario una forte sponda nella Cina e questo preoccupa l’India considerate le tensioni che esistono tra i due Paesi.

Nel 2016 l’India ha reso operativo, in accordo con il governo dell’Iran, un importante investimento (500 milioni di dollari) nella regione del Belucistan, destinato alla costruzione del porto di Chabahar. Previsto già da tempo, l’investimento arriva in tempo per allentare la “morsa” cinese e consentire all’India di riprendere il controllo di quella parte di Oceano Indiano che si affaccia sul Mar Arabico. Il porto di Chabahar apre una via, ostacolata dal Pakistan, verso l’Afghanistan, i Paesi dell’Asia centrale, la Russia e l’Europa. L’accordo di Ashgabat, a cui l’India ha aderito nel marzo 2016, consente, inoltre, l’aggancio del corridoio Nord-Sud (NSTC) alle reti di collegamento verso il centro Asia.

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La regione dell’Oceano Indiano è sempre più cruciale per gli equilibri geo-strategici asiatici e mondiali. È diventata il fulcro dei traffici marittimi globali e, quindi, un’area sensibile. Ora il contesto regionale rischia di complicarsi a causa di quello che viene percepito dai coinquilini asiatici come “espansionismo” cinese che potrebbe innescare dinamiche imprevedibili. L’Indian Ocean Rim, allora, si aggiungerebbe alle altre aree di crisi già presenti in Estremo Oriente e nel Sud-Est asiatico, dove Giappone e Paesi partner sono impegnati a contenere il gigante cinese nel quadro della strategia americana “Pivot to Asia”, sebbene ancora con esiti incerti.

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PIVOT TO ASIA … Il pivot militare e diplomatico americano e diplomatico o ‘riequilibrio’ verso l’Asia è diventato uno slogan popolare dopo l’uscita di “American Pacific Century” di Hillary L’articolo della Clinton sottolinea l’importanza della regione Asia-Pacifico, notando che quasi la metà della popolazione mondiale risiede lì, rendendo il suo sviluppo vitale per gli interessi economici e strategici americani. Lei afferma che “l’apertura dei mercati in Asia fornisce agli Stati Uniti, un’opportunità senza precedenti per gli investimenti, il commercio e l’accesso alla tecnologia d’avanguardia. La nostra ripresa economica nel paese dipenderà dalle esportazioni e la capacità delle imprese americane di sfruttare il vasto e crescente base di consumatori dell’Asia.  ” Strategicamente, il mantenimento della pace e della sicurezza in tutta la regione Asia-Pacifico è sempre più cruciale per il progresso globale, sia come mezzo di difendere la libertà di navigazione nel Mar cinese meridionale, contrastare gli sforzi di proliferazione nucleare della Corea del Nord.  La strategia, secondo Clinton, procederà  lungo sei linee d’azione: il rafforzamento delle alleanze di sicurezza bilaterali; approfondire le relazioni dell’America con potenze in ascesa, tra cui la Cina; impegno con istituzioni multilaterali regionali; espansione del commercio e degli investimenti; mantenere una presenza militare; e promuovere la democrazia dei diritti umani. … photo by Official White House Photo by Chuck Kennedy – The White House: A Dialogue with China, Public Domain, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=7414400

 

Alberto Cossu
Alberto Cossu è ricercatore associato del programma «Infrastrutture e Sviluppo Territoriale» dell’ IsAG.

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