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L’avventura del cinema sott’acqua – tra le due Guerre Mondiali – parte II di Marina Cappabianca

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Hans e Lotte Hans due protagonisti della  cinematografia subacquea

Il documentario, come genere, mira a “far conoscere” una realtà, in un certo senso a colmare un’ignoranza e indirizzare lo spettatore verso comportamenti che rispettino tale realtà. Abbiamo visto come la cinematografia subacquea dei primi anni abbia avuto il grande pregio di letteralmente “far vedere” cose mai viste prima, un mondo pieno di vita che fino ad allora non era mai stato mostrato. Capitano Nemo, scoprendo ai suoi ospiti la vista dei fondali marini attraverso la sua “finestra magica” nel film “20.000 leghe sotto i mari” del 1916, dice loro una frase significativa: “forse non era nelle intenzioni di Dio che noi uomini potessimo ammirare queste scene”. E poi, dopo aver fornito accurate informazioni su pesci e coralli, di fronte alla vista degli squali, ammonisce gli attoniti osservatori (e con loro gli spettatori in sala) che “solo una lastra sottile di vetro ci separa da questi ‘mangiatori di uomini’”. Una definizione, quest’ultima, che impiegherà molti decenni a morire e sulla quale, anzi, il cinema calcherà pesantemente la mano. Ecco, il primo passo sul cammino della conoscenza dei mari sarà quello di superare la paura dettata da un’ignoranza atavica, la paura dei mostri che si riteneva popolassero quegli abissi sconosciuti. Ma il superamento della paura nel cinema sott’acqua assume ben presto la forma del dominio dei mari e dei suoi abitanti. L’uomo capace di avventurarsi alla scoperta delle profondità marine era prima di tutto un “predatore” tanto più ammirevole quanto più capace di catturare animali di grandi dimensioni, molti dei quali visti soltanto nelle reti dei pescatori e diffusamente descritti come pericolosi se non appunto come “mangiatori di uomini”.

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Capitan Nemo osserva la piovra gigante

C’erano delle eccezioni, naturalmente, o c’era in alcuni un reale interesse scientifico.  Come in tutte le avventure, all’inizio è una storia di individui: biologi o semplici appassionati, tutti comunque dotati di curiosità, creatività e ostinazione.

Jean Painlevé
E’ il caso di Jean Painlevé, un biologo con la passione per il cinema, in particolare quello dei movimenti dadaisti e surrealisti che animavano in quegli anni Parigi. Ma Painlevé è prima di tutto un uomo di scienza, attratto dalla vita marina e, in un tempo in cui i pesci venivano studiati e campionati da morti, si dedica a osservarli da vivi e descriverli, nel loro ambiente naturale, attraverso immagini filmate.

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Jean Painlevé

E’ fresco di laurea, quando nel 1925 realizza un breve accurato film sullo spinarello. Quando nel 1928 lo presenta all’Académie des Sciences, la comunità scientifica reagisce duramente affermando che “il cinema non può essere preso sul serio”. Painlevè tira dritto per la sua strada, nell’arco di quasi 50 anni realizzerà più di duecento film a carattere scientifico con uno stile così originale da creare un genere a sé, definito “cinema scientifico-poetico”.

Oggi Painlevè è considerato il padre della cinematografia scientifica ed è ormai inconfutabile il valore delle immagini filmate per la ricerca, soprattutto sott’acqua.

Hans Hass
Ma l’intraprendenza non è solo della scienza. Nell’estate del 1937, un diciottenne Hans Hass in vacanza sulle coste sud della Francia è folgorato dalla figura di un uomo con strani occhialetti e una lancia in mano che sparisce con naturalezza tra i flutti per riapparire alla superficie, dopo interminabili minuti, senza alcun segno di affaticamento, talvolta con un bel pesce argenteo che si dibatte in cima alla lancia.

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Hans Hass 1938

E’ Guy Gilpatric, un ex aviatore americano che alla fine della Prima Guerra Mondiale si stabilisce ad Antibes e scopre una vera passione per la pesca in apnea.  Istruito da Guy, il giovane Hans si arma di un paio di occhialetti di caucciù e vetro e il giorno successivo è già sott’acqua. Nel giro di un paio di giorni rimedia un arpione e trascorre con un amico una delle estati più divertenti della sua vita.

E’ interessante capire quali elementi hanno portato Hass da quella fase di accanita pesca subacquea – che hanno attraversato un po’ tutti i pionieri di questa storia – a diventare uno dei fondatori del documentario naturalistico subacqueo, contribuendo, negli anni, a diffondere la conoscenza del regno marino e in definitiva l’importanza di rispettarlo. Complice la macchina da presa. Prima di tutto l’incredulità dei suoi amici a Vienna. Hass torna a casa alla fine di quell’estate in Costa Azzurra pieno di entusiasmo e di racconti emozionanti… ai quali nessuno crede. E allora lui decide di dotarsi di una macchina fotografica e di una cinepresa che possano documentare le sue prossime avventure subacquee.  E siccome l’ingegno non gli manca, si costruisce da solo le custodie stagne per entrambe.

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Poi c’è un forte senso della sfida che fa parte di quell’età, soprattutto quando si ha un carattere determinato e caparbio come il suo. Fin dalle prime immersioni in apnea, munito di arpione e macchina fotografica, Hass ama definirsi “un pesce tra i pesci”. Il suo approccio – stimolato già da quel breve incontro con Gilpatric – è quello di osservarli, i pesci, capirne le abitudini e i diversi comportamenti che caratterizzano ogni specie.  Dopo i primi fallimentari tentativi di infilzarne qualcuno con l’arpione, capisce che il successo dipende dal saper cogliere la preda nel momento giusto, nel posto giusto. Ma quando impugna la macchina fotografica, si rende conto che “fotografarli è molto più difficile che ucciderli”.  Per non parlare di quando decide di filmarli. Bisogna pensare che le pinne si incominciano a diffondere in Francia alla fine degli anni ’30 e raggiungono una certa popolarità internazionale solo dopo la Seconda Guerra Mondiale quando l’uso militare ne avrà dimostrato l’utilità. Così, le sue prime foto, Hass le realizza in apnea, con degli occhialetti che spesso sdoppiano le immagini o confondono la vista, senza pinne che compensino nel nuoto l’assenza delle mani, già impegnate a reggere saldamente la macchina, con un’attrezzatura foto o cinematografica sulla quale la distanza di messa a fuoco deve essere impostata prima di immergersi… e se poi il pesce passa un metro più in là? o più in qua? Quando poi cerca di documentarsi sugli aspetti tecnici, si rende conto che i manuali in circolazione non fanno parola degli effetti della luce sott’acqua o dell’assorbimento dei colori o delle tecniche di ripresa… Per non parlare di quello che riguarda le custodie stagne. Colmare questo vuoto divenne il suo scopo.

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Hans Hass underwater for Pirsch Unter Wasser (1939) – notare gli occhialini e le pinne

Il suo primo film sott’acqua lo realizza durante un viaggio con due amici all’isola di Curaçao, nelle Antille Olandesi. E’ l’estate del 1939, la vigilia della guerra, e i tre ragazzi finiranno col compiere un lungo e avventuroso ritorno attraverso Stati Uniti, Giappone, Cina e Unione Sovietica. Quando finalmente riapprodano in Europa, Hass si iscrive alla facoltà di Zoologia di Berlino e presenta in una serie di conferenza da “tutto esaurito” le sue foto e le sue osservazioni marine. E nel 1942, a Zurigo, presenta in anteprima il suo film “Pirsch unter Wasser” realizzato quasi interamente durante i mesi nelle Antille Olandesi. E’ un successo, che si può apprezzare ancora oggi.

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da “Pirsch unter wasser” di Hass

Un grande talento narrativo, senso dell’inquadratura, una mano molto ferma –  è vero che ormai usa le pinne, ma è pur sempre in apnea e con una messa a fuoco impostata in superficie… Nel suo racconto non si percepisce solo la voglia di mostrare il mondo marino a chi non lo ha mai visto, è soprattutto il piacere di condividere la scoperta a coinvolgere lo spettatore. Filmare, così come fotografare, spinge a essere curiosi, e Hass sa porsi domande, trovare risposte e renderci partecipi di tutto il procedimento. Naturalmente non mancano scene di caccia subacquea che esaltano le capacità acquatiche e predatorie dei tre amici: l’uomo supera la paura del mare dimostrando di saper affrontare e uccidere le sue creature più grandi e temibili – d’altra parte era nato tutto da lì – ma è interessante osservare come anche questa esigenza, che oggi decisamente urta contro la diversa percezione che abbiamo del mondo marino, lo porti a sperimentare altre tecniche di ripresa, come l’elmo alimentato con una pompa a mano dalla barca, che gli consente un maggiore tempo di fondo per cogliere i momenti clou. Hass raccoglie i frutti del suo successo, la sua carriera è ormai lanciata e con i finanziamenti ottenuti inizia, ancora nel pieno della guerra, le riprese del suo nuovo film “Menschen unter Haien” (Uomini e squali).

In Francia, intanto, altri tre giovani hanno aperto una strada che cambierà molte cose. Sono Philippe Tailliez, Frédéric Dumas e Jacques-Yves Cousteau.  Ma questo merita un racconto a sé.

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Marina CappabiancaMarina Cappabianca
Produttrice, autrice e regista di documentari, ha consolidato una forte esperienza nel campo delle produzioni internazionali dapprima con Brando Quilici, negli Stati Uniti e in Canada; successivamente in oltre 10 anni di attività con la società Paneikon, accreditata sui mercati mondiali per la qualità delle sue produzioni documentaristiche; infine in partnership con Pippo Cappellano nella società Capmar Studios specializzata in documentari subacquei, naturalistici e storici. Ha coordinato numerose coproduzioni internazionali con partner quali Discovery, National Geographic, WGBH Nova, WDR e ZDF in Germania, BBC, France 2, France 3, France 5. Ha realizzato come autrice e regista diversi documentari di natura per RAI e Mediaset, ha pubblicato articoli su tematiche relative all’attività del documentario. Ha fatto parte di giurie di prestigiosi festival internazionali di documentari quali Mountain Film Festival di Telluride in Colorado, Science Media Award di Boston, Wildlife Film Festival di Jackson Hole, DocScient di Roma. Dal 2009 al 2014 è stata Direttore Artistico del Festival Internazionale di Documentari Subacquei “Pelagos” di Roma. Subacquea, velista, appassionata di montagna, parla correntemente inglese, tedesco, francese e spagnolo.

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1 commento

  1. Marco Anzidei Marco Anzidei
    10/12/2016    

    Bellissima storia!

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